mercoledì 18 novembre 2009

NO B DAY, SI BIDE'


No B Day
Si B Day
Boh B Day
Io mica ci andrei
In piazza ad adorare Day
Non li manderei nemmeno al
Vaffan Day
Ci sarei
Se potessi bestemmiare i Day
Dei precari miei
Con i Precari Day
Dalle precarie idee
Vite di giorni in piazza
E settimane al cesso
Per il decesso Day
Per un processo ai gay
Prima dei Gay Day
Ascolterò i Green Day
Perché ho lanciato un May Day
Perché voglio solo un My Day
May Day
Voglio un My Day
Ma dai, lo sai
Voglio solo un
My Day
May Day
un Lungo My Day
Chiedete
Bevete
I vostri Day

martedì 17 novembre 2009

SAN SAVIANO


Roberto Saviano è stato appena eletto presidente del consiglio dei ministri, dopo un plebiscito che ha portato lo scrittore Napoletano a dichiarare:
"Grazie!"
Sono già trapelate indiscrezioni sulla sua squadra di governo, che sarà composta da:

Ministri senza portafoglio
Rapporti con le Regioni
Ministro: Francesco Totti (Uno dei calciatori preferiti di Roberto Saviano)
Attuazione del Programma di Governo
Ministro: Giovanni Saulli (Commercialista di Roberto Saviano)
Pubblica amministrazione e l'Innovazione
Ministro: Giulio Lopez (Il tecnico del Pc di Roberto Saviano)
Pari opportunità
Ministro: Carlo Conti e/o Gerry Scotti (Due dei presentatori preferiti di Roberto Saviano)
Politiche Europee
Ministro: Francesco Sciumma (Un tizio che ha fatto tanti Interrail con Roberto Saviano)
Rapporti con il Parlamento
Ministro: Andrea Trisi (Un PR di una discoteca dove andava spesso Roberto Saviano)
Riforme per il Federalismo
Ministro: Sandro Abeti (Un amico di Milano di Roberto Saviano, che ha pure votato lega una volta)
Gioventù
Ministro: Linus (Uno degli speaker preferiti di Roberto Saviano)
Semplificazione Normativa
Ministro: Luisa Saviano (Saggia nonna di Roberto Saviano)
Turismo
Ministro: Maria Tastinio (Una che faceva sempre i biglietti del treno a Roberto Saviano)
Ministri con portafoglio
Affari Esteri
Ministro: Josè Coleigo (Uno che ha fatto l'Erasum insieme a Roberto Saviano)
Interno
Ministro: Riccardo Alessi (Uno che sta sul cazzo a Roberto Saviano)
Giustizia
Ministro: Roberto Saviano
Difesa
Ministro: Roberto Saviano e il suo Editore
Economia e Finanze
Ministro: Solo l'Editore di Roberto Saviano
Sviluppo Economico
Ministro: Sempre l'Editore, di Roberto Saviano Naturalmente
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
Ministro: Luca Grilli (Quello che ha il banchetto al mercato di Secondigliano dove comprava la frutta Roberto Saviano)
Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare
Ministro: Godzilla (Quello che piaceva tanto a Roberto Saviano da bambino)
Infrastrutture e Trasporti
Ministro: Alfio Lenzi (L'autista della scorta di Roberto Saviano)
Lavoro Salute e Politiche sociali
Ministro: Marco Bussetti (Il medico di famiglia di Roberto Saviano)
Istruzione
Ministro: Franco De Angelis (il bidello della ex scuola media di Saviano)
Beni e Attività Culturali
Ministro: La gioconda (Uno dei quadri preferiti di Roberto Saviano)

A breve Aggiornamenti....

domenica 1 novembre 2009

ERA VERO DAVVERO

venerdì 30 ottobre 2009

Il Barone Lampante


Non voglio essere retorico, banale e ripetitivo, ma sticazzi.
Tutti hanno detto detto tutto sull'affaire Marrazzo, pure Alfonso Signorini, quindi, perché io no?
Che sono il figlio della serva?
E anche se lo fossi, perché dovrei essere discriminato per l'unico lavoro che sapeva fare mia madre?
Devo chiamare i sindacati?
Vabbè, un'altra volta va.
Dicevo.
Mi stanno tremendamente sul cazzo quelli che dicono: "uno nella sua vita privata può fare quello che vuole"
E per due motivi.
Il primo è per la profonda ipocrisia dei bigotti di sinistra, che con comportamento del genere si rivelano più bigotti e leccaculo di un qualsiasi iscritto a Forza Italia.
Cioè, la vita privata va scissa dalla vita pubblica solo se si ti chiami Marrazzo? Io credo di no, perché (questo è il secondo motivo) la politica non è la fredda e mera amministrazione di conti pubblici, di entrate e uscite.
Non è che uno ha un'ideologia politica dalle 9 alle 18, poi, appena torna a casa ne ha un'altra, quello è Capezzone, mica un essere umano, è solo una lingua di 75 KG.
Quello che ti spinge a fare politica, a parte il potere, qualche processo da aggiustare, un po' di coca a gratis, le auto blu, il lauto stipendio, la semi immunità, i favori, le donne, la pensione garantita per pochi anni di lavoro, i bei ristoranti, l'orario flessibile, a parte tutte queste sciocchezzuole, dovrebbe essere un ideale, la voglia di cambiare il paese secondo un'idea precisa.
Che, una volta trovata, dovrebbe essere tatuata sul corpo dei parlamentari tipo vacche al pascolo, per decreto legge, per non essere dimenticata dopo il primo tiro di coca.
Insomma, ho perso il filo, quindi adesso lo appallottolo aggiungendo anche: a me uno che paga per avere del sesso fa schifo.
Ma veramente ribrezzo.

Che sia uomo, donna, trans, gay, ermafrodita, termosifone, anziano, madre di famiglia, madredeus.
Mi fa schifo.
Non perchè io sia un grande scopatore, che ad ogni mio schiocco di dita ho della fica che si materiliazza sul mio letto, anzi, me la devo pure sudare.
E' la cosa più bassa che un essere umano possa fare.

E non venite a parlarmi di Freud e degli impulsi sessuali, perché, attenti, so come rispondervi, e vi anticipo che state sbagliando, non gira tutto intorno al sesso.
(Anche se, l'ironia della sorta che ha portato Marrazzo nella stessa via e numero civico dove è stato tenuto prigioniero Aldo Moro, la dice lunga di come le cose siano cambiate; dalla lotta politica al letto politico...)
Io uno che tira fuori dei soldi per godere un'oretta con una/o che è l'equivalente di una bambola gonfiabile non lo voglio votare, come non voglio votare un Sòla tipo Silvio che va a minorenni, o uno che tira coca con i trans e poi va in parlamento a fare le leggi per la famiglia, oopure uno che fa il trans tour dopo una giornata di parlamento, non lo voglio, ma lo voglio sapere, PRIMA.
Tutti devono sapere cosa sei o non sei, deve essere lampante.........

lunedì 19 ottobre 2009

CASE CHE CAPITANO


Questo sogno che sto per raccontarvi è la palese dimostrazione di un fatto:
Ho nostalgia della mia vecchia casa, e rabbia per essere stato sfrattato di punto in bianco.
Altrimenti quel criceto gigante chiamato inconscio, che rosicchia parti di conscio a tradimento, non mi farebbe sognare una cosa del genere.
La cosa del genere si svolge sul pianerottolo del mio ex padrone di casa.
Io sono lì ad ascoltarlo mentre mi ripete che devo andare via al più presto perché....non ricordo perché, era una stronzata, come lo era la motivazione nel mondo reale del resto.
Sento la rabbia che mi ribolle dentro come mezzo chilo di gnocchi quasi cotti e, non appena lui si allontana per andare nell'altra stanza, prendo la pistola che tiene appesa al muro (l'inconscio guarda pure i film americani, ok?), un cuscino del divano e lo metto sulla faccia di sua figlia di 6 anni, che era tutta intenta a giocare con delle bambole nere sul tappeto di casa.
La piccola (che si chiama come la mia ex, e quindi c'è pure un doppio motivo inconscio, un circo Togni dell'inconscio diciamo), non fa un fiato.
Pensa che voglia giocare, o al massimo violentarla.
Appoggio la pistola sul cuscino e svuoto il caricatore per bene.
Non appena sento il cuscino che s'inumidisce di sangue (che schizza come una fontanella rotta anche da dietro la sua testa) mi rendo conto di aver fatto una cazzata, ed esco, correndo.
Corro.
Corro.
Corro.
Corro con un'ansia attaccata alle caviglie per tutti i vicoletti del centro storico, con la paura che ad ogni angolo potrei incontrarlo, e con la certezza che la frase: "Non l'ho fatto a posta", in questo caso non avrebbe mi darebbe alcun punto a mio favore.
Vedo un un mucchio di cassette della frutta accatastate vicino ad un cassonetto, ci butto la pistola al volo e continuo a correre.
Cerco una caserma dei carabinieri o della polizia per costituirmi, per dire che mi ero affezionato davvero a quell'appartamento, ci stavo bene, era carino, disordinato, pieno di muffa, rumoroso, gli dico pure che il vicino che si metteva con il frullino alle 8 di mattina mi stava quasi diventando simpatico.
Cerco di capire se queste cose potrebbero essere annoverate nelle attenuanti generiche, ma appena giro l'ennesimo angolo mi ritrovo lui, con gli occhi spalancati e ruggenti,
In mano ha una pistola, con una buccia di banana che penzola dalla canna e piccoli pezzetti di melone marcio sul grilletto.
Mi sveglio.
Sudato.

lunedì 12 ottobre 2009

DUE IO


Questa storia del Marco Caponera sta diventando sempre più paradossale.
Per chi non avesse letto gli altri 25 post dedicati all'argomento riassumo in due righe:
C'è un mio omonimo in giro per Roma, che scrive di Filosofia, è un grande intellettuale, abbiamo anche una vaghissima somiglianza e più o meno la stessa età.
Io non ho mai avuto niente in contrario agli omonimi, si chiaro, soprattuto se ti fanno pubblicità gratis.
Sapete quanta gente arriva su questo blog cercando "Marco Caponera"?
Tanta.
Gente che non sta di certo cercando me stesso, o, se lo sta facendo, è per qualche motivo che proprio non voglio sapere.
Sapete quanta gente su Facebook mi ha chiesto amicizia scambiandomi per lui l'altro?
Tanta.
Più o meno lo stesso numero che mi ha poi cancellato dopo aver saputo la verità.
Perché io, in realtà, non ci ho mai giocato più di tanto su questo fatto, e cazzo, avrei potuto farlo alla grande.
Mi sono sempre precipitato a precisare: fermi fermi, non sono io il filosofo, quello intelligente, quello colto, quello che pubblica libri, quello che è contro il transgenico (vabbè, pure io sono contro), quello che escono 17.000 risultati su google, quello che ha recentemente curato la pubblicazione in lingua italiana di alcuni importanti saggi filosofici di autori spagnoli contemporanei, che collabora con l'univeristà di Tor vergata, quello che i suoi scritti vengono letti davanti ad un pubblico attento, quello che è fermamente contrario al copyright.............................come????
Marco Caponera è contro il copyright?
Per quanto mi riguarda, quello che scrivo col cazzo che ve lo leggete gratis, ma di me stesso non posso avere il copyright, di me e del mio Io potete fare quello che volete, potete essere me o non esserlo, riempirmi e svuotarmi, prende e lasciare, sputarmi o ripulirmi, io non sono che il riflesso del mio Io e non sono nemmeno del comune che mi ha registrato sotto questo falso nome.
Marco Caponera quello buono, è contro la tutela del diritto d'autore, tranne che il copyright del suo nome, e da quello che scrive sul suo profilo myspace si evince che lo registrebbe pure se fosse possibile:

"Chi sono:
Chi non sono: non sono il Marco Caponera che fa parte di un meetup di Beppe Grillo. Non sono il Marco Caponera che ha scritto un racconto presente in un'antologia di Giulio Perrone Editore. Non ho mai frequentato laboratori di scrittura, tantomeno "Omero". Non scrivo racconti e non gestisco blog personali, ma sempre collettivi. Non ho a che fare con il blog "fantareale". Purtroppo Marco Caponera è un nome inflazionato... Io sono colui che ha scritto questo: http://www.lenubi.it/marco_caponera/marco_caponera.php questo: http://www.internetbookshop.it/code/9788882102746/caponera-marco/transgenico-guerra-globale.html oltre a ciò che viene pubblicato qui: http://nemesis-rivista.blogspot.com/index.html qui: http://ivendicatori.blogspot.com/ Scrivo per diverse riviste filosofiche e politiche. Collaboro con la cattedra di Istituzioni di Filosofia dell'Università di Roma "Tor Vergata". Sono responsabile dell'area saggistica per la casa editrice le nubi edizioni di Roma: www.lenubi.it E sono fermamente contro l'editoria a pagamento."


Marco mi scuserà se ho copiaincollato questo pezzo, ma tanto a lui cazzo gliene frega del copyright, giusto?
A questo punto spero solo una cosa, spero che un giorno un lodo arbitrale composto dai nostri 4 genitori arriverà ad un verdetto, dicendo a lui: è il tuo fratello scemo.
E a me: è il tuo fratello intelligente.
E così, potrò finalmente cambiare nome.
IO CAPONERA non è male.


P.s.
"Due Io" in realtà sono 3, ed è un libro molto interessante che verrà presentato il 15 ottobre a Roma.
Aut. Min. Ric.

mercoledì 7 ottobre 2009

SCARTI



In questi ultimi tempi il mio blog è aggiornato con la stessa velocità con la quale la Binetti si masturba, lo so.
Ma non è che non abbia niente da dire, è proprio l’opposto, cioè, il problema è che non so proprio da dove cominciare.
Allora delle volte mi ritrovo davanti allo schermo, con quattro o cinque cose che vorrei condividere, ma poi mano a mano scarto.
Scarto i miei problemi sentimentali perché avevo promesso che non ne avrei più parlato, anche perché a questo punto mi chiedo se davvero ne valga la pena parlarne, visto che tanto, oltre a rimanere lettera morta, rimangono anche post-morti.
Scarto il limbo della mia situazione abitativa, perché non ritrovo più una T-shirt, finita in chissà quale degli scatoloni sparsi in più punti geografici della provincia di Roma.
Scarto la scrittura, perché in questo momento ho solo un gran turbinio di idee con poca forma.
Scarto il lavoro, perché devo ancora capire bene qual è il mio lavoro.
Scarto il giornalismo, perché al momento ci sono solo stupendi e faraonici progetti, ma io non sono ne un faraone ne uno scriba.
Scarto un pacchetto di sigarette e me ne accendo una mentre penso a cos’altro scartare.
Scarto i problemi familiari, perché per fortuna non ho una famiglia e di conseguenza anche i problemi.
Scarto anche i soldi, perché il mio ultimo estratto conto recita: Saldo Finale 0,95 Euro.
Scarto gli amici, e dentro ce ne trovo qualcuno davvero tale e altri davvero scaduti.
Scarto anche la politica e i problemi sociali, perché non mi piace girare le dita nelle piaghe da decubito.
Scarto il sesso, perché con la pennetta internet Youporn va proprio lento.
Scarto la musica, perché Dio non ha intenzione di far ripetere gli anni 60 e 70, dopo tutti i casini che sono successi.
Quindi, alla fine mi ritrovo con frasi spezzettate e discontinue, convinto che l’unica cosa da fare sarebbe scartare anche me stesso, ma sono incartato troppo bene.

domenica 20 settembre 2009

MI SENTO OSSERVATORIO


Di solito i cambiamenti arrivano dopo una crisi, ma sono veramente i p brutti.
Una palingenesi insomma.
E non uso questo termine perché sono colto, ma solo perché il significato della parola era tra le domande del Trivial Pursuit dell'altra sera.
Mi chiedo perché bisogna farsi del male in questo modo? Cioè, non sarebbe meglio effettuare un cambiamento quando uno ne ha le forze, quando forse si fa meno male, quando proprio nessuno (tu incluso) riesce a capire qual è il motivo?
Ecco, sarebbe bello, ma all'atto pratico è come andare a pesca con una zappa.
Noi essere umani e disumani, per nostra natura non riusciamo mai a concretizzare un pensiero, un avvisaglia, un odore in lontananza, un intuizione, in azione.
Perché dis-umanamente, il terrore di commettere cazzate è sempre dietro l'angolo.
Lo scopo della vita in realtà è cercare di fare meno cazzate possibili.
E se dopo una crisi è inevitabile fare cazzate, qui non c'è nessuno che ci obbliga a farle deliberatamente.
Così cerchi di analizzare tutto per bene, anche se sai che in questi casi analizzare è come cercare di misurare la febbre ad un Colibrì.
Allora provi a vedere il quadro della situazione da lontano.
Osservi.
Fai qualche passo indietro, lo scruti per bene in tutti i suoi particolari, ti avvicini un passo avanti, poi indietro, fletti la testa a destra, poi a sinistra e osservi senza cercare di farti rapire dalle cose belle che ci sono sopra.
E soprattuto cercando finalmente il coraggio per vedere quell'enorme buco al centro della tela, gli scarabocchi fatti con il bianchetto, la mancanza della cornice e altre stranezze che non ti hanno mai convinto.
Si, proprio quelle "piccole" imperfezioni che prima cercavi di far passare come l'espressione fantasiosa e innovativa del frumillo primote di santippo.
Quelle che sapevi benissimo esser solo supercazzolate per sviare, per non vedere che non è un quadro d'arte contemporanea, ma un telo da mare rovinato.
Allora, nei momenti di lucidità, ti decidi a prendere il telo e dargli fuoco.
Una fiamma altissima che esala le ultime emozioni.
E se ti sembra brutto fare di tutti i ricordi un fascio di fiamme, ricordati che è l'unica soluzione, che se lo metti in cantina magari fra qualche tempo ti viene voglia di ritirarlo fuori e reinventarti qualche cazzata per renderlo passabile.
Bisogna bruciarlo, e basta.
Tutto questo era per dire che per me è ancora un quadro, e che lo sto osservando da lontano.
Tutto qua.

domenica 6 settembre 2009

MOTEL AD ORE CONNECTION


In realtà in questo post avrei dovuto parlarvi nuovamente del mio mese di vagabondaggio in Spagna e dintorni, ma il concerto dei Motel Connection ha rapito troppo la mia attenzione.

In realtà dovevo andarci per scrivere un pezzo e fare delle foto con Qlà, ed ero abbastanza terrorizato al pensiero di dover scrivere cose che non penso.
Per fortuna, in extremis, mi hanno comunicato che avevano risolto, ma con grande sforzo masochistico, sono andato comunque.
Non voglio fare lo snob, il fatto è che non riesco a non dire quelle che penso.

Cioè, finché parliamo di traffico, politica, cultura, ok, chi cazzo se ne frega.

Ma quando parliamo di Musica e Sesso, no, allora non ce la faccio.

E per fortuna, perchè l'articolo che avrebbo dovuto suonare più o meno così:

"Samuel, geniale, poliedrico e inarrivabile Leader dei Subsonica, si ripropone nell'inedita ed accattivante veste di Frontman di un gruppo a metà strada tra la Dance anni '90 e le innovative sonorità indie Rock dei primi anni zero. Un concentrato di energia e vigore che fluttuano intorno al palco semi circolare (spaziale e futurista)......etc..etc..."

In realtà era la maschera del pensiero scatenato durante il concerto, ovvero:

"Dieci Euro. Porca Madonna. Per sentire delle basi Tecno mixate a casaccio con un tizio che ci urla sopra cose incomprensibili alla Supercazzola? E tutto questo perché è Samuel dei Subsonica? Uno che ha la faccia da ebete, ripete ogni quattro secondi: "Motellll Conneccionnnn!!", sputa come un lama con ipersalivazione e canta tutte le canzoni allo stesso modo? Ma quanta gente sarebbe andata a vedere una roba simile se il cantate si fosse chiamato Roberto degli Asintomatico? Basta farsi domande, proviamo ad ascoltare.....mm....no...non posso prendere un altra birra, di solito alla quinta inizia a piacermi anche il live di Cristina Aguileira...no...fanno proprio cagare questi, dio mio....ma perché uno deve mettersi a fare 'sta roba...boh...ma poi che sfiga essere riconosciuti solo per il berretto, mica te lo puoi togliere così facilmente, mica è come essere riconosciuti per l'altezza o il naso grande "Si, Samuele, il cantante dei Subsonica, quello con il naso grande..." Poveraccio, mannaggia...mi fa una pena che ci devo bere su..."

Fine del pensiero.
Fine dell'ascolto.
Basta.

Da quel momento ho deciso che non avrei più ascoltato una solo nota di quel gruppo di idioti discotecari ed aperitivisti.

Proprio da quel preciso istante, quando riesco a tappare l'obiettivo della macchinetta fotografica di Qlà, penso che stavolta mi è andata bene, che per fortuna non dovevo scrivere nulla, che è proprio tardi ed è meglio andare via...

martedì 25 agosto 2009

ESTA POLLA


Come ogni buon blogger che si rispetti, mi accingo a parlarvi delle mie vacanze estive.
Come qualcuno ha potuto intuire dai precedenti 200 e passa post, quello che mi succede e che faccio succedere, non è di certo sempre usuale.
Quindi non vi racconterò di valige perse, e di ferie rimandate e falò sulla spiaggia, perché volente o nolente mi capitano spesso storie diverse.
Per esempio questa estate abbiamo deciso (io e quella là) di andare in Spagna, la mia seconda patria e per quanto riguarda il bere e il fancazzismo direi la prima.
Naturalmente l’aereo è stato scartato a priori.
“Poi come ci spostiamo lì?”
“Viaggiare in auto è un’esperienza; possiamo visitare, fermaci quando vogliamo..”
“E’ più economico!”
Che poi alla fine sono tutte scuse e giustificazioni per la tremenda cacarella che ci scatena il pensiero di un bestione di svariate tonnellate che si solleva come per magia dalla sicura terraferma.
Adesso pensate al viaggio in auto più lungo della vostra vita.
Fatto?
1000 km?
1500?
Se arrivate a 2.500, potete iniziare a capire la cosa.
Quando ero abituato, riuscivo a bermi tutti questi Km d’un fiato, in ventisette ore senza soste, adesso sono stato obbligato a sprezzarlo in due tranche delle quali vi narrerò solo 2 episodi simbolici.
Golf TDI, Spagna, 200 km dopo Valencia.
Dopo circa 1.800 Km, ventuno ore di guida, svariati caffè, Red Bull e palline di gomma un tizio ci si affianca, facendoci strani segni con le mani.
Mi affianco, si affianca.
Scende dall’auto continuando a gesticolare con la mano destra, che tradotto sembrerebbe dire:
“Avete qualcosa che vibra!”
Il tizio è tedesco, non parla nè spagnolo, nè italiano nè inglese, forse non parla proprio.
Si avvicina alla ruota posteriore destra continuando a gesticolare come un polipo morente.
Afferra la mano di QLà per fargli toccare la gomma.
La ruota in questione sembra essere apposto, anche perché è uscita da poco da una fabbrica Coreana.
Il tizio continua freneticamente a parlucchiare e gesticolare ed io mi avvicino per sentire il suo alito, ma il test del Marcolomentro da esito negativo.
Poi mi accorgo di qualcosa.
Qualcosa non va nel suo volto, anzi, di preciso nei suoi occhi, che non sono perfettamente allineati come vuole la moderna oftalmologia, così cerco di sbolognarlo e rassicurarlo, ma ormai è troppo tardi.
Anche se era un tedesco strabico, il tarlo è innescato e passiamo i successivi 50 km a controllare a turno (con la testa fuori dal finestrino e una permanente naturale) la ruota maledetta, che a noi poveri non strabici sembra andare dritta dritta.
Ci fermiamo in un autogrill (a proposito, ma i Nirvana, quando erano in tour in Italia, si fermavano all’autoGrhol?) e svuotiamo il portabagagli stracolmo di roba per tirare fuori il cric e dare una stretta ai bulloni.
Effettuiamo vari test di stabilità nel rettilineo del benzinaio, con annesse prove di accellerazione e di tenuta in sterzata, ma sembra tutto in regola.
Questo però non basta a placare il tarlo della ruota strabica che ci accompagnerà nei successivi 200 km, quando decidiamo i fermarci a dormire.
Il posto prescelto, dopo aver scartato un Motel a 40 euro a notte, con vista corsia di sorpasso, è la piazzola di un Autogrill Spagnolo.
L’ambiente della piazzola è frizzante e rilassato.
Gente che fa lezione di chitarra, gente che dorme per terra, gente che cambia i pannolini sul cofano della macchina, gente che prega Allah e via dicendo.
Dopo averli maledetti tutti, riesco a prendere sonno e tirare dritto per quattro ore e mezzo circa, prima degli ultimi e fatidici 500 km, fatti tutti con un occhio di Qlà sempre puntato sulla ruota destra e una fobia isterica per qualsiasi minima imperfezione del terreno o dosso.
Termino dicendo solamente che la Spagna è piena di dossi artificiali e di buche naturali. Immaginate, per cortesia.
Con un Kubrikiano salto temporale andiamo all’altro episodio del viaggio, di ritorno.
Adesso immaginate (vi state sforzando troppo con l'immaginazione? Dai, su..) di aver fatto 1,000 km in mezzo al quasi nulla, di aver attraversato la Castilla La Mancha e di aver assaporato gli odori della merda di Roncinante di Don Chisotte nel suo cammino, passando per le “Ventas” dove si fermava a fantasticare e sotto i mulini a vento che combatteva con un rastrello a mo di Lancia.
Di aver visto un castello dei Templari che non c’entrava un cazzo con il paesaggio asciutto come una lingua di cammello assetato. Tutto in un giorno, in 12-13 e poi ritrovavi nella cosmopolita Barcellona in cerca della Sagrada Familia.
Barcellona ha tre enormi strade principali, dalle quali uscire è più difficile di un carcere per mafiosi.
“E’ come la Nomentana, una volta entrato non ne esci” Fa Qlà, mentre percorro km e km, costellati da rotonde e divieti.
Mi affianco a una coppia di anziane Creme Catalane al semaforo per chiedere Info.
Mi dicono che devo andare giù e poi tornare su, perché è dietro di noi.
Non avendo un minotauro alle calcagna, decido di seguire il consiglio, poi mi affianco a un taxista per ulteriori delucidazioni.
Il tipo parla fa uscire le parole dalla bocca socchiusa in modo veloce e incomprensibile, ma dai gesti capisco che forse ci siamo.
Finalmente, alle 22.30, dopo 1,000 e passa km, e dopo quindici di Nomentata giriamo un angolo e ci troviamo davanti un mostro fantasioso e cupissimo.
Parcheggiamo ed iniziamo a fare foto e a emozionarci, perché, anche se uno dei simboli più turistici della Spagna, quella cosa, è davvero stupenda.
Con la stanchezza che ci rosicchia le caviglie come un bassotto affamato, ci sediamo in un bar per qualche cerveza ed un bocadillo.
Il Bar da proprio sulla SF, e alla seconda Cerveza mi viene un dubbio.
“Sai, credo che abbiamo visitato il retro della chiesa." Da qui vedo dei fari che illuminano davanti…”
Appena pagato il conto ci trasciniamo fino ai faretti.
Ci convinciamo che effettivamente era meglio il retro, meno illuminato, più cupo e molto affollato, e prendiamo le foto fatte per buone, prima di andare verso il nostro albergo a quattro stelle, il “Golf TDI 1.9”, poco fuori Barcellona, su una piazzola di sosta.
Questa volta, per fortuna, vuota.

....Continua??...ditemi voi se volte....

venerdì 24 luglio 2009

SOTTOTRACCIA


C'è qualcuno o qualcosa che lavora contro o per te.

Alle tue spalle, ma sei tu la causa.
Fattene una ragione.
Se sei religioso pensi che ci sia qualcuno che sta lavorando per te in maniera positiva, per il tuo bene, per la tua santità, e questo qualcuno è nell'alto dei cieli, non si può nemmeno quasi nominare, va vestito di bianco e non usa l'ammorbidente.
Quell'altro che lavora contro di te, per farti andare le cose male, per farti trovare parcheggio il più lontano possibile e farti perdere le cose importanti della vita, beh, quello va vestito di rosso e sta in un posto molto più caldo di Roma a Luglio.
Adesso fate come cazzo vi pare, credete a quello che volte, ma secondo me, alla fine, quelli che lavorano contro o per noi ce li scegliamo o meglio, l'imbocchiamo.
Con il nostro modo di fare, con i nostri gesti e le nostre paure.
Non ci sono tizi vestiti di bianco o di rosso, sono solo le persone che ci circondano.
E noi non ce ne accorgiamo, o ce ne accorgiamo solo all'ultimo momento, o non ce ne accorgiamo mai.
Qualche tempo fa ho deciso di fare una festa a sorpresa per.....oddio...come trovare una definizione cercando di non farla incazzare?
Se dico Amica, poi mi dice: "Ah! Sarei solo un'amica?? E tutto il rest...blablabla"
Se dico Ragazza: "Beh...ragazza mi sembra un po' troppo..."
Se dico Rame piombato: "Non è un nonsense, lo so, è che mi stai dicendo che sono pesante, vero??"
Se dico: Quella là: "Nemmeno un tacchino viene chiamato così..."
Quindi dirò solamente "Lei"
Insomma, per cercare di tenerla buona mentre i suoi amici arrivavano nel luogo prescelto, ho cercato di far finta di nulla, anche se ricevevo in continuazione SMS e telefonate in codice dai miei agganci.
Ho dovuto reggerle il gioco quando lei voleva mangiare (ben sapendo che alla festa c'era cibo per un piccolo stato africano), cercando di dissuaderla nel prendere enormi pezzettoni di pizza.
-Prendiamone un po' meno..mi sembra troppa...
-Perché?? Io ho fame...
Ecco, lei non sapeva che c'era qualcuno che stava lavorando per lei alle sue spalle, e agiva di conseguenza.

Forse viviamo troppo delle percezioni del presente e del reale, credo.


O forse questa è una grande cazzata perché non so' descrivere questa sensazione. Bah.


A parte due o tre momenti nei quali l'avrei presa a calci in bocca e tritata in pezzettini così piccoli da essere scambiati per olive ascolane, a parte quello non ha sospettato nulla.


Però mi faceva strano vederla incazzata per via dell'enorme e pachidermica fila, mentre io gioivo per il tempo guadagnato e al pensiero che nel giro un'ora e mezza sarei stato completamente ubriaco a ballare i System Of A Down.


Solo quando siamo entrati nel cancello di casa, e ha visto le bottiglie di birra da lontano, e tutti i suoi amici a strafogarsi di tramezzini, solo allora la sua percezione della realtà è cambiata.


La sua faccia incazzata e incupita per via dei ritardi e della poca pizza, si è illuminata.
Ma non perché ci fosse Dio o Satana a lavorare alle sue spalle, no, ma perché è stata lei a scegliersi le persone giuste delle quali circondarsi.
Come al supermercato, qualcosa si scarta, si valuta qualità prezzo e la scadenza.
Poi si acquista.
Tutto questo lungo esempio (che non c'entra nemmeno così tanto in realtà..) era per dire fondamentalmente che:
SE QUALCUNO STA LAVORANDO PER IL MIO BENE, MI FACCIA UN SEGNO, UNO SQUILLO, UN RIGO SUL COFANO DELLA MACCHINA.
Perché a me sembra che ci sia una Spa dedita a lavorare contro di me, non lo so'....

martedì 21 luglio 2009

SPAZIO SUL TEMPO...




Pensavo ad una cosa.
Alla scena madre di un film di fantascienza.
Dopo vari esperimenti, al CERN di Ginevra riescono ad aprire un varco spazio-tempo.
La storia di uno scienziato autistico s'intreccia con quella di un prete Svizzero e Gay, che dopo aver sedotto lo scienziato, riesce a convincerlo a riportare ai giorni nostri Gesù Cristo.
La scena si apre con GC che scende dal Jet della santa sede a Ciampino, e poi viene condotto con una mercedes 500 Sl dritto dritto nelle mure sante.
Nelle inquadrature all'interno dell'auto si nota un perplesso predicatore che cerca di non lasciarsi sfuggire qualche bestemmione mentre è in fila da 3 e 15 sul raccordo anulare.
Viene accolto da Papa Ratzinger, nella sua stanza privata per un colloquio.
PR e GC sono uno davanti all'altro.
PR è timoroso e non riesce a proferire parola (inquadratura stretta sugli occhi malefici).
Poi GC accavalla le gambe ed esordisce:
GC: Da oggi tutta la baracca entra in mio possesso. La gestisco io.
PR: Potremmo orcanizzarci per fare dei turni?
GC: Non se ne parla, da oggi la musica cambia.
PR: Fa pene, come lei prefrisce, io sono solo un umile vignaiolo del signore...
GC: Allora ti occuperai delle tenute di Montalcino?
PR: Vignaiolo di fete, intentefo...
GC: Capisci che non è solo per via della crisi economica, è una questione di morale, di buon esempio. Che figura ci facciamo con i bambini Africani? Eh?
PR: Basta non farsi vedere tanto, oppure pozziamo fare un calendario nuti...no?
GC: Non mi sembra un'ottima idea, Razzi. Ci sono vincoli morali etc..capisci?
PR: Mi stai buttanto via a calci in didietro??
GC: Mi dispiace, ma devi andare via subito, ho in mente dei netti tagli al personale. Smantellerò tutto, basta sfarzi, lussi e cene faraoniche davanti alla Tv al Plasma. Ci siamo capiti?
PR: Ma cozì su tue pieti? Almeno fammi rimanere per qualche ciorno per spiegarti come funziona la Pap-Mobile...
GC: Quella la vendiamo, andrò in giro con uno scarabeo usato.
PR: Non fuoi nemmeno fenire con me dal sarto? Ci facciamo due abitini...
GC: Andrò al mercatino dell'usato, a parlare con la gente che è in difficoltà, e mi vestirò casual.
PR: Pozzo usare l'aereo di stato per tornare in cermania?
GC: Ho già intavolato delle trattative per venderlo all'Alitalia. Da oggi diffonderò la parola di mio padre con Ryanair.
PR: Indennità?
GC: Niente.
PR: Devo chiamare i sindacati?
GC: Chiamali, io chiamo mio padre.
La scena si chiude con un campo lungo di Papa Ratzinger che si allontana mestamente dalle mura vaticane.
Inquadratura di un cappello papale che galleggia sul Tevere, dalle parti di Castel Sant'Angelo.

giovedì 9 luglio 2009

LA PARABOLA DEL FIUME PAZIENTE -3-


Il fiume paziente se ne stava lì a trascorrere e scorrere l'estate come meglio poteva, cercando di non gonfiarsi troppo con gli acquazzoni estivi perché ha sempre la fobia della prova costume.
Il tizio dei pantaloni trasparenti si avvicinò alla riva del fiume con un ombrellone in una mano, ed un pacchetto di fonzies nell'altra.
-qui non si può stare. C'è anche un decreto ministeriale che vieta il bivacco sulle mie sponde-
Fa il fiume, sapendo di mentire, ma solo perché voleva starsene in pace e senza rotture di coglioni.
-Scusami, ma non riesco a stare in città. L'este per me è terribile..tutte queste tizie con i pantaloni trasparenti, dove s'intravede anche il brufolo della chiappa sinistra, cosce all'aria, tette che ballonzolano in vestitini molto ini, mutandine da intravedere tra le gambe nelle sala d'attesa, in autobus, in metro, da sotto una grata del marciapiede, capezzoli in rilievo su aderenti T-shirt....non ce la faccio proprio...
Dice il tizio, affranto, mentre pianta l'ombrellone.
-Fai finta di nulla, è l'unica soluzione. Quando ne vedi una così pensa ad altro, magari pensa che siano tua madre o tua sorella...
-Di solito lo faccio, ma la cosa mi eccita ancora di più---
-Madre Teresa di Calcutta?
-Arrapantissima..
-Margherita Hack?
-Mi s'indurisce lo scroto solo a pensarci adesso
-Mara De Filippi?
-Con quel vocione...mmmmm....
-Per te ci sono poche soluzioni, caro mio...se ti arrapi anche per un piatto di anellini fritti, solo perché hanno un buco, beh...l'unica soluzione è...
-Masturbarmi eliminando le pause tra la prima serie di 5 e la seconda? La sessione pomeridiana intendo..
-...no...dovrai solo tornartene a casa, adesso, metterti degli occhiali scurissimi e procurati un bastone da cieco. Poi, le tastate sulle tette, sui culi e sulle fiche umidicce non saranno più un problema per te...
-L'ho già fatto due anni fa, anche mettendo la scusa che non sapevo ancora leggere molto bene in Braille e dovevo aiutarmi con la fisicità. Ho fatto un'estate abbronzato di lividi..
-Bene. Allora caro mio, ti consiglio di andare al lago qui vicino. Mi hanno detto che di solito Margherita Hack va lì a prendere il sole in topless....
-Davvero???? Cazzooo!!!
Dice il tizio, mentre accartoccia il pacchetto di fonzies appena aperto, smonta l'ombrellone e si aggiusta il costume già bello gonfio.
Nel giro di sei secondi netti, il fiume era di nuovo lì a scorrere in pace, da solo e senza nulla per la testa.....

martedì 23 giugno 2009

Una Bestemmia Vi Risorgerà


Ecco, il mio blog ha compiuto due anni e nemmeno gli ho fatto gli auguri.
Effettivamente sono pessimo.
Non mi ricordo di rispondere ai messaggi, alle mail, all'ufficio delle entrate, nemmeno a me stesso.
Forse perché so' che sono risposte vaghe e confuse, allora evito.
Effettivamente in questo periodo non ho molta voglia di dare risposte, visto il momento d'incertezza a 352° (mi lascio sempre un certo grado di certezze effimere), vorrei solo averne, di risposte.
Guardate che, a 30 anni, mentre si è in procinto di cambiare casa, lavoro e situazione sentimentale, trovarsi a fare gli auguri al proprio blog in piena notte, beh, non è il massimo.
Lo so, lo so....se avessi dato retta a mia madre a quest'ora avrei un bel posto precario, una famiglia da mantenere con i proventi della droga, un ristorantino dove andare spesso, una casa da arredare Ikea Style, un regime alimentare sano, e un beauty case pieno di psicofarmaci di ogni genere.
Se le cose fossero andate diversamente, sarei davvero diventato qualcuno nel mondo della repressione, dico sul serio.
Molti ci s'impegnano, comprano Iphone e girano mezzo mondo in Low-Cost, per poi rimanere sempre nello stesso luogo e disconnessi da tutti.
Mica facile.
Io purtroppo, o per pseudo-fortuna, ho sempre avuto un debole per le tranvate (che continuo allegramente a prenderne), che sono il prezzo da pagare quando si crede in se stessi per più di cinque minuti di fila.
Il problema però, è quando credi in te stesso, ma poi ti accorgi di credere in qualcosa di sbagliato.
Lì sta il grande problema, che ha solo due soluzioni:
O vai avanti, o diventi Taoista.
Ho sempre avuto un odio incredibile per il simbolo del Tao, più che altro perché mi ricordava le macchine dei coattoni anni '80, che li portavano in 3 differenti dimensioni sparsi per tutta la carrozzeria.
Proprio non li sopporto quei due Ringo-Spermatozoii, mi urtano.
Quindi, mi tocca andare avanti a raccontare cazzate.
Finché ne avrò voglia naturalmente, e proprio per questo concluderò con una riflessione amara.
"Brinderò al blog con il Fernet."

lunedì 15 giugno 2009

Detto ciò....

P.s.
Sono stato breve e conciso, vero??

martedì 9 giugno 2009

-SILVIO-


E' tempo di bilanci.
Tra poco questo Blog compirà due anni tondi tondi.
Ne sono successe di cose.
Sono cadute molte cose.
Capelli, gocce di sperma, bottiglie piene, lacrime, insicurezze, sicurezze, pregiudizi, batterie, pioggia, neve.
Stanno tu lì per terra, e ogni tanto ci passo sopra.
Comunque sia, l'unica cosa che non riesce a cadere è Silvio Berlusconi.
Io, personalmente, non mi ci danno l'anima più di tanto.
Io lo so' come andrà, sono tranquillo, abbiate fiducia.
Prima o poi un capello sintetico cadrà sul suo microfono mentre è ad una conferenza di "Save the Children, but only the blonde and horny children" e questo provocherà un corto circuito.
Nel buio della sala si alzerà il brusio, e Cicchitto, pensando ad un attentato si avvierà verso il suo Papi per fargli da scudo disumano.
Purtroppo una chiazza di bava lasciata da Gasparri, proprio di fronte a Papi, lo farà scivolare e carambolare a terra.
Gianni letta, nel frattempo, si aiuterà con il cellulare per guadagnare l'uscita, per poi chiamare subito Franceschini e proporsi come nuovo Leader del PD.
In tutto questo parapiglia, l'unico che rimarrà immobile sarà Umberto Bossi.
Solo dopo essersi accertato che il buio in sala non sia un buio nero nero, senza permesso di soggiorno, si alzerà a scatti, e, urlando con la mezza espressione che gli rimane, cercherà di scappare, ma, ahimè, travolgerà goffamente Silvio.
Lo farà sbracare a terra, facendogli sbattere il viso proprio sulla pozzanghera Gasparriana.
Il contatto con tale viscida sostanza gli provocherà una liquefazione del lifting.
Proprio in quel momento tornerà la luce, ripristinata dall'assistente alla regia Walter Veltroni.
Silvio si alzerà dal tavolo, ma il suo aspetto deliftingato lo renderà irriconoscibile.
La folla presente, tutta ingiaccacravattata e cocainizzata, rimarrà di stucco.
"Un folle comunista ha sostituito il presidente con una controfigura, uccidiamolo!!"
Esordirà Cicchitto da sotto al tavolo.
Una schiera di uomini e donne, tutte rispettabilissime e profumate, si avvierà verso il povero Papi-non-Papi.
Lui tenterà invano di spiegare:
"Ma sono io!! Il vostro Leader, il vostro mentore, il vostro e basta!!!"
Ma purtroppo la bava di Gasparri gli avrà bruciato anche la seconda corda vocale finta, rendendogli la voce simile a quella di Fabrizio Frizzi.
Sediate, cazzotti, calci nelle palle, strappamenti di peli del naso, cavamento degli occhi, rottura della scatola cranica sulle dure e bianche scrivanie.
Non ce la farà, il povero Silvio deliftingato, ad arrivare al prefissato traguardo dei 123 anni e 8 legislature, per uno sputo....

venerdì 5 giugno 2009

STO DIVENTANDO NOIOSO...


Oggi ho una voglia di fare che non ve lo dico.
Non mi va di fare un cazzo, di pensare ad un cazzo, perché trovo proprio inutile fare o pensare.
In fondo se ci pensate (se vi va di farlo, capisco la fatica) il pensiero non è altro che un fumetto invisibile sulla vostra testa.
Delle volte, nonostante la sua invisibilità diventa così pesante da non riuscire a farvi fare un passo.
E infatti, non faccio un passo. Ne avanti, ne indietro, me ne sto' immobile ad aspettare qualcuno e qualcosa, ma non so' bene chi e cosa.
Rimango bello piantato qui, come un palo della luce, aspetto che si faccia notte e mi accendo, illumino qualcuno che passeggia, faccio delle ombre sui marciapiedi e attiro le zanzare.
Poi, appena fa giorno, mi spengo, ma rimango sempre qui, mica mi sposto.
In fondo ormai ci sto facendo l'abitudine a fare il palo, e quasi quasi mi piace.
Mi da solo un po' fastidio quando mi pisciano i cani sopra, ma tanto poi si asciuga.

domenica 31 maggio 2009

Tutto si trasforma, tranne quello che vuoi veramente...

Delle volte portare fuori i propri sentimenti è difficile.
E le parole ingannano, chi le scrive e chi le legge.
E quando mi metto a scrivere qualcosa che non sia ironico, idiota, o demenzialmente blasfemo, ho l’impressione di assomigliare a Guzzanti-Robertetti (vedi video)
Rido di me stesso, delle mie disgrazie e della mia inconcludenza
Del mio avere tutto a metà
Sorrido a voi che cercate di dimenticare
Anche se in realtà
Vorrei strapparmi le lacrime di dosso come fossero calzini.
Ma il cestino del bucato è sempre pieno ricordi sporchi da lavare.
Allora me le tengo, le lacrime.
Faccio finta che non avevo l’ombrello
Faccio finta che era bucato come il cestino
Faccio finta insomma
Di solito funziona così quando non puoi fare un cazzo
E te ne accorgi non appena esci da quel buco estremamente elastico
E poco dopo inizi a dire che la prossima volta sarà quella giusta, sarà la volta buona, sarà qualcosa che grattugi via per qualche tempo la consapevolezza di stare qui per caso e a casaccio
Ti dici che devi prendere fiato e trattenerlo, senza parlare, come quando ti viene il singhiozzo
Che devi provare a berci qualcosa, come quando ti viene il singhiozzo
Oppure prendere uno spavento, sempre come quando ti viene il singhiozzo
E’ monotono tutto ciò, ma mica l’ho inventata io la vita
Io pago solo l’affitto in sofferenze a qualcuno
Al massimo posso sistemarla un po’ a modo mio, posso apportare qualche miglioria
Intrattenere buoni rapporti con i vicini
Anche con quelli che non ti cagano minimamente
Poi ti affacci alla finestra e guardi le loro finestre, e li vedi tutti intenti a cercare di dimenticare quello che tuoi stai scrivendo
E pensi che mica sei l’unico a provare certe cose, anche se ti senti diverso, anche se vuoi sentirti diverso per sentirti vivo, ti accorgi di essere una piccola particella dell’umana scorreggia
Sei un peto come tanti
Anzi
Sei solo uno che non riesce ad andare incontro al nulla con fierezza
Sei solo uno che piega canovacci sul futuro, che aspetta qualcosa che non arriverà per mano sua
Guarda
Vedi gli alberi che con il vento dondolano tra un palazzo e l’altro?
Sono gli stessi che dondolano, adesso, nei boschi, tra l’uno e l’altro
E continuano a dondolare anche senza che tu li veda, anche senza le tue piccole idiozie
Capisci adesso perché l’uomo li taglia?
Perché è invidioso della loro indifferenza, ecco perché, altro che tavolinetti Ikea
Quelli ti servono solo per poggiarci sopra i tuoi trofei quotidiani, le tue stupide carte da routine
Anche se, una poltrona Ikea la vorrei
Perché sono comode e non durano tanto, al massimo un paio d’anni
E di certo non aspiro a volere comodità per un periodo più lungo, potrei diventare come un albero che dondola indifferente
E magari qualche uomo invidioso potrebbe segarmi
Vorrei stare lì, per un po’
Con in braccio quello che desidero, cullarlo con fantasie
Nutrendolo di bei momenti
Da divorare come un crostino con salsa Cocktail e cipolline
Se solo da Ikea accettassero lacrime a posto di euro
Avrei una casa stupenda, per qualche tempo
E il cestino del bucato vuoto





lunedì 25 maggio 2009

I PORN, YOU PORN, SHE COME


Guardando queste foto il pensiero mi è andato subito al salto tecnologico compiuto in questi anni.
Internet soprattutto. Quanto ha cambiato la nostra vita, quanto ha migliorato la nostra vita.
Adesso possiamo masturbarci tutti con più tranquillità, senza andare a sprecare soldi e imbarazzo per giornali e film hard.
Perché tanto, che ci arrivi una comunicazione di lavoro più in fretta rispetto a 15 anni fa, o che la tua banca possa sapere in tempo reale che stai versando un assegno a vuoto, che tutti ti possano rintracciare in un batter d'occhio in qualsiasi parte del pianeta, di tutto questo, diciamocelo francamente: ce ne sbatte il cazzo.
La tecnologia serve solo per l'affinazione della tecnica sessuale con la persona che ami di più, ovvero: te stesso.
Da una recente statistica è stato rilevato come le donne si masturbino molto di più oggi che in passato.
E grazie al cazzo.
Forse perché l’89% degli edicolanti sono sempre stati uomini? Mentre le connessioni Adsl sono asessuate e anonime?
Fattostà che erano comunque bei tempi.
Ricordo il mio primo computer, era un IBM Ps/1 del 1990, che mio padre aveva scartato dal suo ufficio per un moderno IBM Ps/2.
Mio padre ha sempre amato la tecnologia, computer, telefoni cellulari, navigatori, palmari, forni a microonde, ma a tutt'oggi ancora trova difficoltà con il T9.
Comunque sia, il computer era di quelli dalla schermata nera, che poi dovevi digitare una serie di Slash, punti, puntini dal significato satanico.
Avevo due Porno-Floppy che a ripensarci adesso non ricordo proprio dove li presi, forse me li passo qualche mio amico, o forse li trovai in quel negozio che vendeva giochi copiati sottobanco.
Però ricordo bene che roba era.
In un floppy c'erano delle immagini di megatettone, ma immagini fisse, da sfogliare lentamente e basta.
Delle volte faticavo ad immaginarle in movimento e per finire l’operazione dovevo ricorrere a qualche vecchio e caro giornaletto porno, conservato e dimenticato nel sottofondo di un armadio.
Oggi i giornali porno non esistono più, e sapere che mio foglio non proverà mai l'esperienza di sfogliare a fatica le pagine incollate, un po' mi rattrista.
Il secondo floppy invece era un filmato.
Cioè, precisiamo, una mezza specie.
Perché, se possiamo chiamare filmato delle immagini che necessitano di mezz'ora per caricare, contenenti una tizia sgranata, in bianco e nero, che proprio sul più bello rimane con la bocca spalancata e il cazzo in mano per qualche secondo, per poi inghiottire sbobba a velocità accelerata, beh, si, allora è un filmato.
Andai avanti con quei due e qualche Vhs per anni, perché solo 7 anni dopo arrivò la il vaso di Panporna, quello in cui nessun cazzo o fica rientrerà più.
INTERNET.
Anche se all’inizio il porno a 56 kb era leggermente meglio dei floppy, era pur sempre una rivoluzione.
Infatti le prime spornazzate erano giusto delle immagini, ma per lo meno non erano sgranate e una volta spesi quei 45 minuti per scaricarne un paio, il divertimento era assicurato.
A pensarci adesso, adesso che abbiamo cazzi e fiche di ogni colore, dimensioni, pelatura; Buchi di culo di qualsiasi elasticità muscolare, gente che si piscia, caga, vomita, mangia addosso.
A pensarci adesso mi viene da ridere, a pensare a quanti bambini se ne sono andati su due fogli di carta igienica per immagini del genere, forse valevano molto di più di una statica tettona a gambe allargate.
Adesso abbiamo film, gratis, di ogni genere, possiamo cercare le nostre vicine di casa, donne anoressiche, ciccione, menomate, mogli insoddisfatte, fetish, doppie, triple, quadruple, quintuple penetrazioni, gente che lo fa in macchina, in casa della zia con la nonna, nei boschi, al mare, sottacqua, nelle fogne, alle feste, in chiesa, sotto alla tour Eiffel.
In poche parole: un porno spalmato come nutella sul mondo quotidiano.
E pensare che tutto era iniziato con l’immagine sgranata qui sopra.
Chi lo avrebbe mai detto che la tecnologia ci avrebbe dato una così grande mano……callosa….

lunedì 18 maggio 2009

SUONANO ALLA PORTATA (post con grande p.s.)


Immaginate di essere catapultati ad una festa di compleanno tra familiari.

Naturalmente voi non conoscete la festeggiata -che è la cugina di quella che vi ha catapultato nella questione- la decina di parenti (zie cugine, madri e cognati) che fanno da contorno alla serata.

Immaginate di sentirvi leggermente fuori luogo.

Fin qua potreste anche riuscire ad immaginare, il seguito, credo proprio di no.

Non ci credevo nemmeno io, figuriamoci.

Quindi siete nel suddetto appartamento in attesa che la cena venga servita, mentre voi cercate di mimetizzarvi con qualche tendaggio o far finta di essere il cane che dorme sotto al letto.

E ci riuscite pure bene, quasi nessuno si accorge della vostra presenza, tutti intenti a parlare come sono.

Diciamo che va alla grande.

Poi suona il citofono, che naturalmente desta l'attenzione di tutti, visto che chi doveva arrivare è già arrivato.

"Si? Marco?....Marco cercano te"

Mi fa una delle zie che ha ancora la cornetta del citofono in mano.

Sguscio da dietro la tenda e mi affaccio nel corrodoio.

"Io??? Forse...non saprei...ma non...cercavano....non è possibile...sicura?"

La zia chiede delucidazioni.

"Si si, cercano proprio Marco"

Mi avvicino alla cornetta camminano come un Playmobil ritardato, mentre nella mente viaggiano una centinaio di pensieri al secondo.

"Sss...iii.........???"

"Marco? Ciao!! Sono Riccardo!!"

"Riccardo chi?"

"da quanto tempo!!! Ma non ti ricordi?? Sono il fratello di tizio, l'amico di tiziox, non ti ricordi?"

"Scusa, ma chi Marco stai cercando?"

"Ma non sei Marco Pechino??"

"No, guarda che hai sbagliato, non sono Pechino"

"Ah....senti, ma non è che per caso allora lo conosci, dovrebbe abitare in questo palazzo, o forse quello prima, quello dopo, non ricordo, è una ventina d'anni che non passo da queste parti.."

"No, guarda, io mi trovo qui per caso...non saprei proprio, adesso ti passo qualc'un altro"

Cerco di tornare dietro ad una tenda con nonchalanche, mentre provo a dare una spiegazione a tutto ciò.
Se voi ne avete una, bene, postala ora o tacete per una settimana.
P.S.
Il grande p.s. è per dire che per la gioia di molti ho deciso di non parlare più dei miei problemi di sentimenti non corrisposti su questo blog.
Per una serie di motivi.
Uno dei quali è che tanto non serve ad un cazzo, a me, né a far cambiare qualcosa che non cambierà mai.
Gli altri motivi li trovate alla pagina 891 di Televideo.
Poi ho messo un nuovo video, poi una nuova song, un nuovo libro dove ci sarà un mio racconto.
Insomma, tante novità per non cambiare un cazzo.......

giovedì 14 maggio 2009

LE STELLE SI VEDONO DI GIORNO


Questo era il titolo di un vecchio e orribile film degli anni '60.
Ma questo è anche quello che viene lecito chiedersi in certi momenti.
E' naturale chiedersi dove andrà a finire quella cosa che ci tiene in vita, che ci fa essere nevrotici, allegri, tristi, idioti, intelligenti, insomma, quella cosa che alcuni chiamano anima.
Ecco.
Dove andrà a finire?
Soprattuto quando parliamo di anime pesanti, quelle che hanno tenuto sù corpi a fare migliaia di cose, quelle anime difficili da cancellare con un semplice certificato di morte in carta bollata.
Ecco.
Proprio queste, dove vanno?
Non voglio scomodare nessuna religione parlando di paradisi, reincarnazioni o roba simile, sarebbe troppo comodo.
Allora penso che davvero questa cosa dell'anima sia come la cose delle stelle, che non si riescono a vedere di giorno, ma sono lì, solo che noi non riusciamo a vederle, a percepire la loro luce e la loro energia.
Ma non è colpa nostra.
Quindi non pensare a paradisi o altre truffe ben organizzate che ci rovinano la vita, pensa solamente che anche adesso c'è una stella che non riesci a vedere, ma stai tranquilla, è lì....

venerdì 8 maggio 2009

La Parabola Del Fiume Paziente - 2.0


Il tizio del letto si avvicinò al fiume che, come al solito, scorreva per i cazzacci suoi.
“Sarò per il fatto che a lei piace dormire sul letto enorme del suo ragazzo, sarà per questo?”
Il fiume lo guardò asciutto.
“Io ho solo due letti singoli attaccati, perché non ci passava il matrimoniale dalle micro finestre del mio microappartamento…sarà per questo?”
Aggiunse il tizio del letto.
“Forse dovresti provare a dormirci un po’ su, ai letti e alla questione. Fai la tua vita di merda; lavora, guadagna, consuma, immergiti nella cultura di nicchia, mangia e dormi. Vedrai che in breve tempo non verrai più qui a rompermi i coglioni..”
Disse il fiume dal profondo della sua saggezza.
“Si, lo so’, non dovrei pensarci, so che non ho speranze, che ben presto tutto finirà con me giorni e giorni interi steso sui lettini singoli a fissare le macchie Rosearch d’umidità nel soffitto, ma non ci riesco, per questo sono qui…”
“E allora? Che cazzo vuoi? Rilassati, scorri come me sulle cose, lascia perdere queste stronzate…se non vuole dormire sui singoli ci sarà una ragione. Che poi non ha mica tutti i torti…”
“Ma tutte quelle giuste non vogliono, perché?”
“Dovresti iniziare a guardare le cose da un’altra prospettiva, iniziando ad indossare costantemente, anche nelle giornate di pioggia, gli occhiali da sole”
“Già provato, mi scambiano tutti per cieco e mi compatiscono
Il fiume aspettò qualche minuto, osservò i suoi occhi svuotati dalle speranze e troppo secchi per piangere per via delle lenti a contatto.
“Vuoi venire a farti una nuotata senza respirare dentro di me?”
Disse il fiume.
“Se non hai altri consigli, se credi che la situazione sia veramente così irreparabile…….”
“Non voglio deluderti, ma adesso hai ancora il coraggio di farlo, fra qualche mese magari ti riprenderai e poi ne troverai un’altra con un ragazzo con un letto ancora più grande. Quindi, vieni qui.”
Il tizio del letto si tuffò disarticolato.
Pochi secondi dopo il fiume si accorse che il tizio non sapeva nemmeno nuotare.

mercoledì 6 maggio 2009

ABBIAMO FATTO UNA TORTA INSIEME




Con la birra d’ordinanza me ne sto’ in giro per l’Alpheus a vedere cose e cosacce del Martelive.
La suddetta birra viene bevuta dal pavimento in maniera vistosa, visto che ad ogni persona che incrocio me ne cade un goccio, si vabbè, io sono un intruppone, ma anche quelli che ti placcano come un rugbista senza nemmeno dirti:
“Scusa, ma l’arbitro ha fischiato?”
Pure quelli mica sono da meno. Cazzo.
Cmq..Dicevo?
Ah. Si, ecco.
Dicevo che gironzolavo in attesa del concerto, quando un tipo che stranente non mi fa cascare la birra mi afferra per un braccio e mi fa:
“Io e te abbiamo fatto una torta insieme”
“Ah si?? E dove…?”(Perché li devo incontrare tutti/e io quelli/e bruciati/e? Si, lo sono anch’io, ma non mi piace questa fratellanza schizoide)

“Si si…una torta..”
“Cioè…fammi pensare…” (Si sta sforzando parecchio, quasi quasi lo faccio contento e gli dico che io ero quello che bagnava il pan di spagna con il Rum).
“Si si…a casa di P…..x….”
“P…x…???? Ahhhhhhhhhhhh!!!!!” (Allora forse lo bagnavo davvero il pan di spagna con il Rum…)
Il nome P…x.. –che per i più tardi ricordo essere una sigla di fantasia per la tutela della privacy e delle scarpe chiodate- mi fa capire subito il perché non riesco a ricordare la torta e perché ancora non riesca a ricordala adesso.
Non era una torta ai frutti di bosco, nemmeno una torta gelato, no no…era una torta di quelle che ti fanno dimenticare di aver fatto una torta con uno che ti ferma all’Alpheus.
“Allora? Come mai da queste parti?”
Fa lui, ormai rasserenato.
“Ero venuto per vedere un conc…” (?)
“Ah!! Ci sono dei miei amici che suonano, gli Tradiiospifuajaiei, li conosci? Poi un mio amico espone, si chiama fjfsjfhaoo kfjfj, capito? Ci vai a dare un’occhiata? Vai a sentire i miei amici?”
“Ah…si….boh….beh…..non s…..” (Ecco perché non me lo ricordavo, altro che torta)
“Guarda li devi sentire assolutamente, io sono qui dalle 5 per aiutarli a montare, bravi proprio, poi fammi sapere che ne pensi…ok?”
“Ah, certo, come no. Adesso però vado un attimo in bagno..” (Prima che ti assesti un calcio così ben piazzato sui crociati che te li scrocio).
Appena riesco a liberarmi dell’attortato cerco di riprendermi, osservando qua e la qualche quadro in esposizione, qualche scultura di donna in polistirolo, con evidenti problemi alle scapole e tanta altra “arte” (scritta appositamente con la lettera minuscola).
Arrivo nella saletta del concerto, ci sono due tizie che fanno una “performance” teatrale.
Sul mio odio per le performance teatrali e certe altre forme di esibizioni teatrali giuro che farò un post appropriato, non è il momento adesso di sputare merda su due povere criste che hanno già i loro problemi, a vederle come strusciano per terra ansimanti e convinte.
Cerco di non ridere, poi mi sento bussare sulla spalla.
“Sei venuto per vedere questo spettacolo??”
Di nuovo l’attortato.
“No, verament…”
“Ma sei andato a vedere i miei amici? Che ne pensi??”
“Si guarda, ho avuto un sapro di metri che non limessi la colli..” (Capito?)
“Come???”
“Guarda, …la finnope non si sente, NE PARLIAMO DOPO??” (Dopo la caduta dell’impero economico Cinese)
“Ah, ok…ciao!!”
“Ciao!”
La prossima volta mi comprò un bignè e me lo mangio da solo su una panchina, lo prometto a me stesso qui e adesso.

mercoledì 29 aprile 2009

Aspetto Qui...

Che difficile scrive un post serio.
Soprattuto un post serio come questo.
Infatti non ci riuscirò.
Perché empatizzo troppo, perché i suoi dolori sono i miei, e non riesco a dormire questa notte.
Il senso d'impotenza dell'uomo verso la morte s'amplifica grazie all'impotenza di non poter muovermi come vorrei, di non poterle essere a pochi cm per scambiare due idiozie da distrazione, fumare una delle decine di sigarette giornaliere dopo un caffè.
Purtroppo posso solo aspettare qui, pensando di fare mille cose e non potendone fare nessuna.
Tutto ciò mi fa agitare, rivoltare nel letto come una cotoletta in impanatura.
Ma va così, si.

venerdì 24 aprile 2009

Aria Pesante Con Corredo D'inutili Parole


E' che vorrei capire, ma se non abbasso lo stereo non si capisce un cazzo.
Anzi, faccio una bella cosa, lo spengo.
No, meglio ancora, lo distruggo a sprangate.
Il fatto è che ho proprio bisogno di silenzio per capire, solo oggi magari, giusto per valutare se le parole al vento fendono l'aria.
Magari fischiano solamente.
Ma soprattuto, la parola Fischiare, gettata al vento, che rumore fa?
Nel frattempo ringrazio tutti quelli che sono venuti ad ascoltare molte parole al vento, ieri sera al Tuma's Book Bar di S. Lorenzo.
Non vi ringrazierò mai abbastanza, quindi una volta va più che bene: Grazie!
Adesso starò zitto per un po'.
Giuro.

mercoledì 22 aprile 2009

Film Lacrimali


Avviso a tutti gli amanti ed estimatori della mia parte ironico-splatter:
QUESTO BREVE POST NON FA PER VOI.

Detto ciò mi butto nel barattolo di miele per due fesserie due, in merito ai miei occhi lucidi.
Quelli che mi vengono certe volte senza controllarmi, e non perché mi stai dicendo qualcosa che li scateni, anzi, sto parlando io.
Ma ho di fronte a me gli occhi di una persona ansiosa di ascoltare quelle quattro stupidaggini che a me piacciono tanto, anche se fosse solo la trama di una puntata de "Ai confini della realtà".
E' come se le mie parole fossero tirate fuori a forza da una calamita dietro ai tuoi occhi.
Ecco perché.
Perché vedere ciò mi emoziona quasi fino alle lacrime.
Sono un coglione, lo so.
In questo caso un coglione dopo un Bidet.
Ma al corpo vitreo non si comanda.

martedì 21 aprile 2009

La Parabola Del Fiume Paziente


C'era un fiume che scorreva per i cazzi suoi, tutto tranquillo dentro al suo letto ma senza coperte, visto che era piena estate.
Un tizio che era lì vicino con una canna da pesca in mano, ed una canna d'erba nell'altra disse:
"Adesso devierò il corso del fiume"
Il fiume, allarmato, disse:
"Ma sei scemo? Sei pure fumato, rischi di rimanerci per lo sforzo"
Il tizio non si fece intimorire dagli avvertimenti del fiume, ed iniziò a scavare con le mani, velocemente, gettando dietro di se terra, sassi e pezzi di unghie.
"Si, sei proprio scemo" Aggiunse il fiume.
Il tizio continuò a scavare per ore, con le mani che gli colavano sangue, con accanto il fiume che scorreva rassegnato.
Quando ormai aveva perso la sensibilità di otto dita su dieci, sei unghie su dieci, quattro legamenti delle falangi, otto calli e desensibilizzato sei vene, si alzò in piedi, barcollando vistosamente, per urlare al mondo:
"Adesso ho capito...!!!!"
"...ho capito che non si può cambiare il corso di un fiume a mani nude, ma bisogna lasciarlo scorrere ed aspettare che cambi con il tempo"
Quando il fiume udì queste parole, iniziò ad invidiare il mare aperto, dove i pesci sono più silenziosi e le petroliere hanno poca gente a bordo.

giovedì 16 aprile 2009

Senso Unico o Sensi Tivi e Vegeti....


Quando ero bambino mi dicevano di credere in una sola chiesa.
Adesso mi dicono di credere solo in me stesso.
Forse il problema sta proprio nella molteplicità.
Migliaia di chiese, case, se stessi, feti, vitigni, concerti, birre, stuzzicadenti.
E' l'unicità che ci salverà?
Ma poi da cosa?
Appena nati ci accollano un debito pubblico, una famiglia del cazzo, amici che ti capitano a tiro, qualcuno di cui innamorarti, un mutuo e 7 canali TV.
Per salvarmi da tutto ciò dovrei pregare Gesù-Allah e Fruilope chiedendo:
"Per favore, fammi tornare sperma, almeno vedo un po' di fica riflessa nella gomma del preservativo"
Invece no.
Vogliamo tutti essere salvati da qualcosa o qualcuno.
Da quartieri degradati, da decisioni, da discussioni imbarazzanti, da portafogli vuoti e dalla crisi.
Senza mai pensare che tutto questo, in fondo, fa parte del gioco.
Ti salvi dalla crisi finanziaria e poi ti ritrovi tuo figlio che vota per Gasparri, che senso ha?
Non è meglio morire di fame?
Come direbbe Einstein: "Piantatela di dire che tutto è relativo, altrimenti inizio a farvi pagare i diritti"
Io invece direi che forse è meglio non essere salvati.
Metti poi che quando muori trovi qualcuno che ti presenta il conto?
Che ti dice: "Cazzo, ti ho salvato, adesso dovrai lavarmi i piedi con l'ammoniaca per l'eternità.."
E' un'ipotesi.
Comunque tutto ciò era per dire che a questo punto non vorrei stupirmi più di niente, camminare facendo passi da gigante in una città di nani.
Prendere fischi e fiaschi, annusare quello che voglio e decidere se tapparmi il naso o mettere il cerotto per russare.
Ecco.

mercoledì 15 aprile 2009

METTIAMO I PUNTINI NERI SULLE Y


Questo post è solo una specifica, una rettifica, un promemoria, ma anche un accendino scarico.
Inizierò col dire subito:
No, porca puttana.
Non sono depresso, non lo sono mai stalo in vita mia, è una cosa che proprio non mi appartiene.
Allora vorrei ribadirlo con forza e specificare che: SE UNO E' TRISTE E REALISTA NON VUOL DIRE CHE SIA AD PASSO DAL SUICIDIO CON L'ACETONE.
Ultimamente mi trovo spesso a dover specificar questa cosa, tanto che avevo pensato di farmi fare un certificato medico in cui si precisava, inoltre, che non assumo e non ho mai assunto psicofarmaci, e metterlo sul vetro della macchina, nella bacheca facebook, sul blog e come sfondo del cellulare.
Insomma, se avessi deciso di fare il commercialista come voleva mio padre, sicuramente avrei avuto bei soldoni per comprare roba buona e mascherare un po' il tutto, invece che accontentarmi della birra da 8,8 gradi del Todis.
Quella si che porta alla depressione, ne sa' qualcosa il mio fegato che va tutti i lunedì dallo psicologo insieme al duodeno.
Sinceramente non cerco la felicità, quella stupida ed ebete, quella che ti fa essere sempre sorridente.
Ricordatevi che nasciamo piangendo e moriamo facendo lo stesso, il resto sono solo intermezzi fasulli per non pensare a ciò.
La condizione naturale dell'uomo è la sofferenza, che male c'è nel volerla toccare con mano e cercare di capirla?
Se scrivo sulla mia bacheca facebook "Marco si è rotto il cazzo di se stesso" non vuol dire che ho in mano un Cocktail di psicofarmaci con ghiaccio e poco limone, senza oliva e con Tavor, proprio no.
Vuol dire che in quel momento sono uscito un attimo da me stesso, mi sono seduto davanti a me, mi sono acceso una sigaretta e mi sono osservato, giudicato e criticato.
Poi, se molto spesso capita di darmi un giudizio negativo, mica è colpa mia.
E' colpa della mia selettività e del mio volermi migliorare e non accontentarmi.
Ma questa è un'altra storia....

domenica 12 aprile 2009

DABOL FEIS


Effettivamente ancora devo capire molte cose della mia personalità, tranne il fatto di averne un paio in eccesso.
La dimostrazione più lampante è nell'ultimo numero della rivista "O" di Omero.it.
Da una parte c'è un mio reportage (con foto gentilmente concesse da Micol Del Pozzo, in cambio di un Fruilope da mare) sul terremoto in Abruzzo, dall'altra un racconto scritto per il concorso FantarealeSlam dal titolo "Il colazioniere".
Leggete un attimo e poi ditemi a che punto è la mia schizofrenia.
Si accettano buoni pasto per l'intero valore della spesa.
Grazie.

P.s.
Per chi ancora non l'avesse capito, basta clikkare sulle parole evidenziate e sottolineate per arrivare al link.
So che succede anche questo oggigiorno, meglio essere chiari.

mercoledì 8 aprile 2009

In-coscia-mente


Boh...sarà che l'arrivo dell'estate mi mette dentro una carica incredibile.
E magari mi passa per il cervello anche che vorrei...ma no..
Non si può....sta tutto in una metafora.
Quella degli spicci.
Quella di quando viene a casa mia, racimola tutti i soldi spicci sparsi per ogni dove per metterli nel salvadanaio ricavato da una scatola di biscotti al limone di Sicilia...so' cosa vuole dire... "Non posso starti accanto, non posso darti di più..non ho il coraggio, la voglia, l'amore...ma ogni tanto ti do' una mano a mettere da parte le forze che ti serviranno poi, quando tutto finirà..."
So' che tutto ciò sembra assurdo, ma anche ciucciare le tette di vostra moglie per ritrovare quelle di vostra madre mica è una cosa tanto normale.
Mica l'ho fatto io l'inconscio, al massimo posso interpretarlo a modo mio.
Quindi, puntualmente, spargo spicci per casa, quelli che tiro fuori dal salvadanaio di biscotti al limone...

venerdì 3 aprile 2009

Con allegria che vengo da Scampia...


Prendere la vita con allegria, non vuol dire con ironia.
Ironico potrebbe essere anche il modo in cui sto scrivendo adesso, o nei post passati, facendo venire fuori le mie angoscie e i miei totani alla griglia in maniera indolore.
Prendere la vita con allegria vuol dire essere ebeti.
Questa è una piccola premessa per quel che seguirà.
Allora, è la quinta volta che t'incontro in giro gente che si dichiara:
"Un ragazzo di Scampia, stiamo venendo fuori da quella situazione, cerchiamo un lavoro onesto, le servono calzini, magliette etc..??"
Fa il ragazzo, avvolto da bustoni di abbigliamento contraffatto, e con accento marcatamente napulegno.
Oppure la variante:
"Sono un ragazzo di Scampia, stiamo venendo fuori da quella situazione, cerchiamo un lavoro onesto, le guardo la macchina per 2 euro..."
Per non parlare dei banchetti fuori dai Supermercati che una volta erano ad appannaggio dei:
"Vuole mettere una firma contro la droga?"
Adesso stanno diventanto:
"Vuole mettere una firma per aiutare i ragazzi di Scampia?"
Allora, facendomi due conti, se io ne ho incontrati 4-5 nell'arco di pochi mesi, moltiplicando tutta la popolazione di Roma e provincia a cui possono aver rivolto la stessa domanda, moltiplicando poi ulteriormente per ogni zona di Roma e provincia, quanti ragazzi di Scampia ci sono in giro??
Qualche decina di migliaia credo...
Ma Scampia non era solo un quartiere?
Oppure si sta tramutando in una razza?
Tra poco "Sono di Scampia", sarà come: "Sono Ebreo"?
Fonderanno un loro credo?
Potremo distinguerli dai tratti somatici con un'attenta analisi Lombrosiana?
Oppure è solo questo vizio tutto Italiano di rimestare nella merda a piene mani pur di trovare qualche euro?
Come quello di scrivere di chi rimesta nella merda per trovare qualche euro?
Brutti vizi.
Tremendamente e tragicamente ironici.
Io non mi sento Italiano, ma per fortuna e purtroppo lo sono.

martedì 31 marzo 2009

A PELLE....


Ecco di cosa fatto.
Di carne mossa da impulsi elettrici.
Flaccida, dura, ricucita, rimarginata, sanguinante.
Ma prima o poi sarà solo un polveroso ricordo.
Inghiottito e cacato dalla realtà che digerisce tutto come un tritacarne da macellaio
Filamenti di pelle che si attorcigliano a pensieri per non farli andare troppo in la
Globuli bianchi che aspettano di essere fatti neri dal fumo delle sue cazzate
Osservo le rughe che s'imbarazzano per la loro età
E le paure che si nascondono sotto a muscoli intorpiditi dall'alcool
Ma non posso fare più nulla ormai
Non posso mettermi al dito un anello di saturno
Non posso
Devo solo accendere la corrente e far muovere la poltiglia informe
Lasciandomi trasportare a valle
Sbattendo a destra e sinistra contro gli argini
A costo di lasciare qualche pezzo di labbro sorridente appeso qua e la
Prima che qualcosa mi affoghi senza darmi il tempo di mandare l'ultimo respiro
Quello che userei per dire tutto il resto

sabato 28 marzo 2009

NOI A GINO LO MENAMO


"Dio creò la donna. Poi vide che c'era troppa fila nei bagni e creò l'uomo"
Woody Allen

Non so' di preciso cosa raccontarvi, ormai non capisco più quali siano cose che possano essere interessanti da dirvi e quali no.
Potrebbe interessarvi che le Mia Wallace non sono riuscite ad arrivare alla finale nazionale del Primo Maggio?
No. Perchè non capite un cazzo di musica come quelli che hanno fatto passare un gruppo che si chiama Carote Sbriciolate, che anche se fossero stati i Led Zeppelin in incognito avrebbero dovuto picchiarli forte, ma forte forte, solo per il nome.
Quindi potrebbe interessarvi il fatto che ieri sera avrei tanto voluto picchiare un ragazzino pippatello fuori da un locale, ma che domani stringerà amicizia su facebook con Tina, perché non sa' da cosa lo ha salvato?
Questo può interessarvi?
Dite?
Ok.
I tipi sono all'uscita di qualche locale, sono ragazzini (che per la mia età ormai, vuol dire 25 anni) e ragazzine.
Gidia tenta di uscire con la macchina di Tina, incastrata in un groviglio di macchine lucide.
Non capisco bene cosa succede, sono nell'auto limonata di Gidia.
Quando vedo il tipo che inizia a sbattere le mani sul cofano, esco.
Mentre urla a Gidia che fa manovra: "Esci, vieni qua!"
Lo affero per un braccio e gli dico:
"Come dici scusa?"
Non se l'aspettava un granché.
In questi bisogna mantenere la calma, adottare lo guardo da tispaccoilculosiamonelfarwestbilly, creare agitazione rimanendo immobili, mentre si sceglie cosa fare.
1-Montante; è il colpo che non ti aspetti. Il tuo braccio è semi-piegato, in posizione normale, e con estrema facilità si riesce a caricare la forza e farlo arrivare sotto al mento senza creare scompiglio alcuno, in tutta serenità. Se si riesce a beccare la lingua, il dolore acuto e il sangue che fiotta nella bocca vi renderanno la cosa molto agevole.
2-Schiaffo ben piazzato; E' qualcosa di molto elegante, lo schiaffo ricorda l'onore dei duellanti. Ad oggi non è molto efficace, a meno che, se la guancia è piccola, si riesca a prendere anche l'orecchio, cosa che crea un certo stordimento, nonché uno spostamento del soggetto verso terra, cosa che aiuterà per i successivi calci sullo sterno.
3-Ginocchiata nei coglioni; è un classico, un must direi. Uno di quei colpi con cui non si sbaglia mai, di certo non è efficacissimo, perché di solito nessuno si mette a picchiare qualcun'altro a gambe aperte, ma anche nella variante pugno o ginocchiata fa la sua figura, ed è usato molto spesso per tagliare corto e andare via.
4-Testata; naturalmente è da usarsi solo con lenti a contatto e soprattuto se il soggetto è della vostra stessa altezza. Nel caso sia più basso prendereste solo la testa, provocando un dolore quasi inesistente, se più alto non lo prenderete mai. Mentre alla stessa altezza si riesce a prendere in pieno l'attaccatura del setto nasale alla fronte e le ciglia, cosa che può provocare una frattura del setto nasale stesso,o come minimo la rottura di qualche capillare. Il dolore s'irradierà per tutta la circonferenza cranica, dando un senso di vertigine, cosa che vi permetterà, con un semplice calcio ben piazzato sugli stinchi, una piacevole caduta al suolo del soggetto.
Detto ciò torniamo a noi.
Il tipo mi chiama, mi dice "Vieni qua" mentre indietreggia vistosamente.
Non riesco a capire perché mi dice di andare lì, forse ha preparato un materasso su cui stramazzare comodamente.
Non mi scompongo, cerco di ribadire il concetto: "Se vieni qua ti faccio veramente male", ma non passa molto.
In quel momento arriva una ragazzina (devo dire anche molto gnocca) che inizia mandarmi a fanculo, con il dito medio, ma quando inizia a farlo anche con l'indice e l'anulare capisco che forse per lei basterebbe solo uno schiaffo alla spina a stenderla.
Come nei migliori film americani ci sono due elementi che fanno terminare il tutto.
Tina che cerca di farmi desistere con frasi del tipo:
"Lascia perdere! Non andiamo a metterci nei casini per quattro ragazzini"
"Stanno solo provocando"
"Etc.."
E la polizia, che intravedo con la coda dell'occhio, in lontananza.
Quindi la scena si conclude con un classico quanto scontato:
"Ci sono gli sbirri, tagliamo la corda.."


P.s.
Per quelli che hanno pensato: Che brutta questa battuta di Woody Allen, posso solo dirvi che siete dei grandi, perché in realtà è mia.

sabato 21 marzo 2009

Kill The Rondini


Oggi è il primo giorno di primavera.
Che bello.
Io ho dormito facendo il morto a galla su un fiume d'alcool.
Ho un mal di testa curabile esclusivamente con lobotomia stile anni 60.
Ho rigato la macchina di Patrizia.
Ho un principio di diarrea.
Ho assistito a Gidia che si districava emozionalmente tra il suo passato, il suo presente e il suo eventuale (Le assegnazioni di tali titoli sono a sua discrezione però)
Ho preso una multa per mancata esposizione del biglietto a tempo.
Ho ripensato ad una cosa scritta da qualcuno e ho capito, e mi sono quasi incazzato.
Ho iniziato a scrivere i nomi di tutte le persone con cui ho parlato ieri sera, cercando di capire a chi devo chiedere scusa e a chi no.
Mi sono svegliato di soprassalto dopo aver sognato di aver lasciato il gas aperto, di aver rischiato di saltare per aria prima di cucinare delle fettuccine per colazione.
Ho trovato il lavandino del bagnato tappato.
Ho capito che oggi succederà qualcosa che mi aspettavo da tempo, e mi girano le palle.
Queste sono le premesse...non c'è dubbio che sarà una primavera fantastica.
La prima rondine che vedo in giro, le stacco a morsi la testa tipo Ozzy Osbourne.
Siete avvertite, brutte troie svolazzanti portatrici di cattivi propositi.

mercoledì 18 marzo 2009

VERSIONE BASE


In quei giorni in cui avresti bisogno di parlare di alcune cose, di molte cose, di troppe cose.
Ma ti ritrovi a parlare con la voce elettronica del centralino Telecom.
O con un barista che prepara 6 cappuccini, di cui uno con latte freddo, l'altro al vetro con poca schiuma, 2 con molta schiuma, uno in tazza da thè, ne manca uno che gli hai fatto sbagliare tu con le tue stronzate.
Oppure, se sei proprio fortunato, puoi trovare un blog, che non ti risponde, ma almeno fa finta di ascoltare.
In quei giorni in cui vorresti essere qualc'un altro, ma alla fine ti ritrovi ad essere te stesso, con l'aggiunta di qualche difetto.
Quando ti guardi allo specchio e pensi: oggi mi sento peggio di tutti i miei 30 anni messi insieme.
In quei giorni in cui vorresti essere così religioso da pensare che c'è qualcuno che pensa a te -anche se ti ha messo su questa terra per fartela pagare un po'- ma non riesci a pensare che a una serie di bestemmie ben ragionate.
In quei giorni insomma, sarebbe meglio avere un airbag mentale.
Sbatti la testa al muro, si gonfia all'istante e scaccia via tutti i pensieri.
Io però, sono la versione base.

lunedì 16 marzo 2009

GIDIA.....


Allora, diciamo le cose come stanno: non è che io stia trascurando il blog, è che certe cose non posso scriverle.
Vabbè, se dobbiamo dirla tutta, c’è anche facebook che mi toglie molto tempo, e voi non affacebookkati non potete capire quanto sia stressante farsi i cazzi degli altri.
Fondamentalmente però, il problema e quello di non poter dire cose.
Fondamentalmente però, adesso me ne sbatto.
Da qualche tempo alcune delle esperienze più belle e interessanti della mia vita le ho fatte insieme ad una persona, che per comodità chiameremo GIDIA.
Purtroppo, per problemi legati alla privacy -soprattutto quella della sua storia d’amore- non posso fare nomi e far capire di chi sto parlando.
Ma ormai sono arrivato al punto di non poter più non dire alcune cose, cioè, mi sembra uno spreco non parlare di una persona con cui ho trovato un incastro favoloso (e non parlo solo di quello pene-vagina+variabili) di interessi, curiosità, follia e fruiolpe.
(Che è il fruilope? La risposta alla fine del post)
Con Gidia quanto si sta insieme, si sta insieme per davvero.
Ci si spala addosso quintali di cazzate, di domande, di risposte, di punti e virgola, d'impressioni, sensazioni, gnocchi al tartufo e panna, di progetti, ma sempre a tempo determinato.
Gidia c’ha famiglia.
Gidia c’ha un po’ paura.
Gidia non si schioda.
"Domani cosa facciamo?"
"Montiamo le casse? Raccattiamo immondizia in quel magazzino?"
"Vediamo…"
Il suo vediamo vuol dire: "No, cioè, magari mi andrebbe pure, ma non vorrei rimanere imbrigliata in un impegno.
Ripeto, Gidia è così.
Certe volte la strangolerei con una corda del suo basso, ma comunque non lo saprei suonare nemmeno con tre corde.
Con Gidia ogni giorno, ogni serata che si passa insieme potrebbe diventare qualsiasi cosa.
Così, io sparo proposte, cosciente del fatto che nulla si crea, tutto si trasforma.
"C’è la mostra del National Geographic, andiamo?"
"Ah, bello! Si si…ma c’è anche quella di Brian Eno, andiamo?"
"Prima l’una poi l’altra?"
"Ok"
"Ok"
Qualche ora dopo ci ritroviamo al palazzo delle esposizioni, già un po’ ubriachi, con altri amici che si sono aggiunte nel corso del pomeriggio a chiedere ad una hostess:
"Scusi, ma la mostra di Brian Eno? E’ qui? E’ su? Ah, ho capito, inizia domani. Ah no, forse è di fronte? In quel palazzo…come si chiama, ma Brian Eno, ha presente? Cioè, non la mostra, l’installazione. Capito?"
La tipa, senza aver avuto il tempo di proferire parola alcuna e con le lacrime agli occhi, scuote la testa e si allontana.
Naturalmente l’altra mostra era a Palazzo Ruspoli.
A Gidia le è venuto in mente mentre aspettavamo di rinfrescare una birra nel reparto surgelati del supermarket, tra una busta di 4 salti in padella e l’altra.
Meglio berci su, anzi mangiarci, e allora si va dal greco al pigneto.
Il tragitto è condito condito da discussioni su:
Satanismo Razionale
Led Zeppelin (Gidia è in una fase molto delicata, sta attraversando una crisi profonda, ormai li ascolta anche quando lo stereo è spento..)
Fotografia digitale Vs. tradizionale
Monaco
Lynch
Meditazione trascendentale
4 Cose che ti dico dopo
Dopo essere riuscita a parcheggiare la sua macchina, Gidia parcheggia pure quella di Tina (chiameremo così, d’ora in poi, l’amica-non-amica-miglior-amica-collegamusicale-amante di Gidia).
"Io non voglio credere in nessuna religione…"
Fa Tina.
"Ma non è una religione!!!"
Facciamo io e Gidia in stero Doubly surround.
"No, e cos’è allora? Adorare Satana cos’è?"
Continua, tra una cucchiaiata di Kumpir ripiena e l’altra.
"Il satanismo razionale è diverso, vedi è più una filosofa, qualcosa da seguire senza obblighi"
Faccio io, colandomi la salsa Tzazichi sugli stivali.
La discussione vira sui rettiliani...
….Continua….

P.s.
Il fuilope è: UN CAZZO!!

mercoledì 11 marzo 2009

SOGNI T'ORO...


Una tipa dei miei contatti Facebook, mi manda un messaggio via messenger (anche se ora che ci penso non ha il contatto msn, ma le vie dell’inconscio sono infinite)
“Ci vediamo stasera? Devo parlarti di XXX, so’ tutta la storia, ti aiuto io…tranquillo..”
“Ah si? Bene, va benissimo…allora verso le 21 da me?”
“Benissimo…un bacio..”
Arriva tardi, verso le 23, ma non arriva lei, bensì un’altra tipa, sempre dei miei contatti FB.
“Ciao, scusa il ritardo ma ero in palestra”
“No, figurati…entra pure”
“No no, non ti preoccupare era venuta solo per chiederti se mi vedi tanto ingrassata…guarda qua!”
La tipa si cala i pantaloni, rimanendo in mutande in mezzo alla strada, mentre si afferra una chiappa con due mani, cercando di raggruppare più grasso possibile, che non c’è.
“No, secondo me no…ma se sali un attimo possiamo controllare meglio..”
“No no, era solo per questo. Magari ci vediamo domani pomeriggio così scopiamo un po’”
“Ah.”
“Che c’è? Non ti va? Sono troppo grassa?”
“No no, quando c’è da scopare io non mi tiro mai indietro, se non per rifarmi avanti”
(Questa battuta è la conferma che avrei bisogno di un trapianto d’inconscio)
Arriva il giorno dopo, questa volta solo con qualche minuto di ritardo, suonano alla porta.
“Ciao, per caso hai dei preservativi? A me piace farmi venire dentro, e non prendo più la pillola perché mi hanno detto che fa ingrassare”
Rimango un momento in silenzio, mentre cerco di capire chi cazzo sia questa qua.
“Per caso ci siamo conosciuti per via della scuola..?? No, aspetta…non eri un’amica di XXX, mi sembra di averti aggiunta a Facebook proprio qualche giorno fa..”
“Quanto sei stronzo! Non ti ricordi nemmeno certe cose, fammi entrare, così almeno ti lavo i piatti..”
La tipa entra, va dritta al lavandino ed inizia a lavare la montagna di piatti -che anche in sogno è notevole- dentro al lavandino.
Appena finito sbatte un po’ i tappeti fuori dalla finestra e si avvia verso la porta, io la seguo.
“Dai, aspetta…non fare così…so che ti chiami YYY e che piacciono anche a te i fratelli Marx, mi ricordo bene questo particolare, anche che ti sei laureata con il massimo…ricordo la foto che hai pubblicato in bacheca, quella del giorno della tua laurea…stavi benissimo con quella minigonna..mi ci stavo quasi per tirare una sega…giuro!!”
Lei non fa una piega e continua la sua corsa verso l’uscita.
Apre il portone, se lo chiude dietro, ma non del tutto.
Lo riapre subito.
“E comunque volevo dirti che oltre ad essere uno stronzo, sei anche un disordinato di merda!”
La luce che ha dietro alle spalle non mi fa capire bene, ma noto che la sua sagoma è leggermente diversa…mi sposto…anche se cambia spesso foto al suo profilo, questa volta è LEI.
“Si, hai ragione…”
L’afferro e provo a baciarla.
Si scosta infastidita, esce dalla porta.
Suonano di nuovo alla porta, non apro.

lunedì 9 marzo 2009

Ore 16:11 p.m.


Mare d'inverno- esterno giorno.

Ci ho pensato per un attimo, ma è stato abbastanza.
"Siamo qui per viverci l'un l'altro. Forse è questo il senso di tutto ciò."
Per fortuna mi sbaglio spesso, vero?

sabato 7 marzo 2009

LA BATTERIA


Avrete capito che sono a piedi.
Al momento mi arrangio con il furgone della ditta e la Ka di mia madre, forse, e dico forse, nel giro di un paio di mesi dovrei avere soldi e possibilità di comprare un qualcosa con quattro ruote, movibile, impermeabile, insomma, una qualsiasi cazzo di macchina.
Nel frattempo devo sorbirmi le genialate di mio padre.
"C'è tizio che ha una macchina a poco...t'interessa?"
"Mah...vediamo..non so.."
Il giorno dopo il tizio era sotto l'ufficio con la suddetta macchina e stava quasi per intascare il malloppo -400 euro sonanti- da mio padre.
Appena mi avvicino non so' se ridere, piangere, ordinare una Margherita, non lo so.
La suddetta autovettura è un'Audi 90 del 1986.
Non l'Audi 80, badate bene, quella che ancor oggi ha una sua rispettabile linea, no, l'Audi 90, la sorella cessa.
Il faro anteriore è rotto di fresco, mentre la freccia destra e l'enorme rigo laterale sembrano essere così dalla prima repubblica.
I quattro cerchi della casa Tedesca pendono vistosamente come delle coppiette di cavallo al vento e lo specchietto destro è vistosamente un trapianto da Audi 80 precocemente deceduta.
Ha un alettone grigio sul cofano, montato dal tizio di Art-Attak, grigio scuro, che però s'intona perfettamente con il nero sporco del resto della carrozzeria.
Salgo al posto di guida.
Gli interni sono in Alcantara, ottima finitura, nel 1986 dovevano essere stupendi.
Adesso, con le enormi macchie di grasso che sembrano ferite da arma da fuoco sanguinanti, e l'odore di carcassa di un qualsiasi animale-essere umano in decomposizione un po' meno.
La zona stereo è completamente invasa di fili di vari colori, e i tappetini sono consumati come il ginocchio della Pietà di Michelangelo a San Pietro.
Riesco a malapena ad intravedere il kilometraggio, dato che il vetrino del contakilometri è pieno di condensa.
Scendo, ed inizio a pensare che se un regista avesse chiesto "Un'auto sporca e losca, che dia l'effetto malavita, il senso dell'abbandono e dell'incuria, qualcosa di forte..." non ci sarebbe riuscito nemmeno lo staff di Kubrik.
Guardo mio padre, mi avvicino.
"Senti...oggi devo andare a vedere l'altra...lasciamo perdere"
Non fa una parola, e quando è così è perché si reso conto anche lui delle cosa, capita raramente, ma capita.
Segue breve discussione con il tizio, che cerca di decantare le lodi di una macchina d'annata, tedesca, da rivedere, con un unico difetto:
LA BATTERIA.

venerdì 27 febbraio 2009

UOVO DI LOMPO


Avete presente le uova di Lompo?
Io fin da piccolo ho sempre pensato che fossero uova di Lompo e basta.
Poi ho capito che erano il caviale dei poveri.
Il caviale l'ho mangiato 3 volte in vita mia e, sinceramente preferisco le uova di Lompo.
Ora, a parte il fatto di sapere: Ma il Lompo, che cazzo è??? Penso che delle volte, ultimamente, mi sento un po' come un surrogato.
La composizione della mia materia non è fatta di particelle elementari, ma da piccolissime e unitissime uova di Lompo, metà nere e metà rosse.
Ho la sensazione che non sarò mai Caviale per qualcuno, anche perché se già ce l'hai, che cazzo ci devi fare?
La diete delle microuova ittiche?
Certo, non si può avere sempre, tutti i giorni.
Caviale, Caviale, Caviale, pure lui avrà altro da fare che partorire uova a manetta.
Allora ogni tanto, quando non c'è disponibilità, per cambiare un po', per avere un po' di novità, ecco, allora è bene farsi due tartine con le uova di Lompo.
Allora mi spalmo sulla sua vita, facendo finta di essere uno storione (risparmiatevi la battuta "stronzone", l'ho appena cancellata..).
Io sono un uovo di Lompo, altri sono caviale.
E non vogliono convincere nessuno del fatto che le uova di Lompo siano meglio del Caviale, assolutamente no.
E' solo il fatto di essere "scambiato per"
Del resto, se uno preferisce una cosa rispetto all'altra sono gusti personali, sensazioni, schiacciamenti sul palato, nausee etc..
Basta dirlo, e uno non si sforza nemmeno di cercare di convertire l'acqua in vino.
Io c'ho provato però, almeno questo potrò dirlo.
Che poi, me lo dirò, ma mi risponderò: "Sai che consolazione del cazzo..."
Buon Appetito.

giovedì 19 febbraio 2009

ORA DIC UN POESIE...


Hai presente quando pensi ad una metafora originale, e in mente ti vengono solo 3 cose:
Una metafora trita e ritrita, tipo: le nostre catene mentali.
Una metafora nonsense: gli occhiali della conoscenza ci fanno vedere meglio le lettere minuscole.
Un metafora non-metafora: Le penne verdi ne sanno una più del diavolo.
Quindi, dopo averne scartate altre 24 suddivise in triplette come questa, ne ho scelta una a caso, tanto per velocizzare..
Ho iniziato a scrivere, ma poi ho notato che forse era meglio di no.
Anche se hai delle cose da dire, delle volte è meglio non dirle a casaccio perché le devi dire per forza.
Così oggi farò una cosa stranissima per questo blog:
PUBBLICHERÒ' UNA POESIA.
Si, avete capito bene, una poesia.
L'ho scoperta quasi per caso, e soprattuto, sono rimasto di marmo quando ho letto una metafora che usa nel testo, che avevo usato qualche tempo fa dal vivo con qualcuno.
Non avevo mai letto questa poesia, ma l'avevo pensata.
Quando l'ho letta molte cose hanno combaciato, non facevo che ripetermi si! E' proprio così!
Naturalmente tante altre non c'entrano un cazzo, ma anche se fossero 3 frasi 3, la cosa mi preoccupa, anche perché Anne Sexton:
"Anne Sexton soffriva di disturbo bipolare , male contro cui ha combattuto per gran parte della sua vita. Il suo primo esaurimento nervoso risale al 1954. Dopo un secondo esaurimento nel 1955, incontrò un dottore al Glenside Hospital, che la incoraggiò a scrivere poesie, e a tenere corsi di scrittura."

Ecco, solo delle menti così inclinate possono partorire cose del genere...
Quando verrete a trovarmi al centro di riabilitazione per malattie nervose, ricordatevi di non portarmi mai dello Yogurt alla banana.

…Al mio amante che torna da sua moglie
Di Anne Sexton

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,per te forgiata fin dalla tua infanzia,con le tue cento biglie predilette fu costruita.
Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso e concreta come pentola di ghisa.
Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso.
Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.
Lei è molto di più.
Lei ti è dovuta,t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento.

Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,
ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,ha esposto tre bambini al plenilunio,tre puttini disegnati da Michelangelo, l’ha fatto a gambe spalancate nei mesi faticosi alla cappella.

Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,e loro tutt’e tre a testa bassa,piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,e la sua faccia avvampa neniando il loro poco sonno.
Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:
al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,e alla sua ferita sepolta
- alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa -

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso sinistro,alle sue ginocchia materne, alle calze,alla giarrettiera - per il richiamo-

lo strano richiamo quando annaspi tra braccia e poppe e dai uno strattone al suo nastro arancione rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.
Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

lunedì 16 febbraio 2009

CI VEDIAMO ALLE CINQUE E


Gli assidui lettori di questo blog si ricorderanno bene della mia BmWc.
Ma datosi che non ci sono lettori assidui, vi faccio un rapido sunto.
La BmWc, è una macchina che ho avuto per qualche mese, fino alla settimana scorsa .
Un'auto che una decina d'anni fa' avrebbe fatto eiaculre qualsiasi coatto del globo.
Assetto ribassato, minigonne da 30 cm, fari trasparenti avanti e dietro, 6 cilindri, cerchi in lega con gomme frecciate, 2,500 centimetri cubici aspirati da un potente turbocompressore, 250 km orari certificati.
In realtà io ho l'ho trovata dal mio meccanico a meno di 2.000 euro, quando ruppi i freni alla Citroen Xantia.
Che poi una macchina che si chiama Xantia, che devi lesionarti il palato solo per pronunciare il nome, come poteva essere qualcosa di affidabile?
Vabbè.
Comunque, ho avuto questo cesso di BmWc per qualche mese, e ci sono rimasto a piedi almeno una decina di volte, compresa la spiaggia più assolata e lontana della Grecia il giorno di Ferragosto, dove l'unico carroattrezzi che sarebbe potuto arrivare fin lì, era un deltaplano a forma di cipolla.
Dopo vari tentativi andati a vuoto, sono riuscito a venderla a metà prezzo, omettendo qualche piccolo dettaglio, o meglio, mascherandolo....

1-Se al primo tentativo non parte, lascia perdere, devi solo chiamare il carro-attrezzi
"Delle volte, raramente...mi è successo di sentir dire che quando c'è luna calante, potrebbe non ripartire per un contatto della Massa sotto al motore...ma io te lo dico così, tanto per informazione.."

2-Il tergicristallo non funziona perché è rotto tutto il motorino, per cambiarlo ci vuole la pazienza di un meccanico Buddista e un piccolo prestito a tasso zero.
"Ah, dimenticavo, mi si è sganciata proprio l'altro giorno la molletta del tergicristallo...roba di qualche minuto e pochi euro.."

3-Il compressore dell'aria condizionata non c'è, è nello sgabuzzino dell'elettrauto.
"L'aria condizionata non funziona...è da ricaricare e da riallacciare qualche filo...ma con questo freddo!!! Ci si penserà tra qualche mese, no?"

4-La freccia destra si regge con lo scotch, alla prima buca esce tipo sirena della polizia.
"Scotch?? Ma quale Scotch?? Ah, forse si...questi adolescenti non sanno proprio più come divertirsi eh? Una volta le macchine le rigavano, adesso ci appiccicano lo scotch..."

5-Quando nel quadro si accendono tutte le spie contemporaneamente tipo albero di natale, non spegnerla, altrimenti non ripartirà mai più.
"Delle volte un fusibile manda in contatto le spie...ma tranquillo, robetta.."

Tutta questa premessa -che poi è quasi tutto il post- per parlare della telefonata di ieri mattina, che in realtà è molto breve..

Ore 09:00

"Pronto?.."

"Ciao, sono X, quello della macchina...senti, qua c'è un problema.."

"Ah, cioè?"

"La macchina non riparte, ho quasi perso una freccia e non funziona nemmeno il riscaldamento, forse per via dell'aria condizionata...non so'"

"Oddiosanto!! Ma com'è possibile?? A me non ha mai dato problemi!.....Vabbè...come posso aiutarti?"

"Dammi il numero del tuo avvocato che lo passo al mio.."

"Come? Ma scherzi?? Io non ho avvocati, mai avuto bisogno, e poi potremmo risolvere la cosa tra di noi..."

"Vabbè, allora vienimi a prendere tra mezz'ora davanti al meccanico YZ.....che ne parliamo..."

Sono in ritardo di un giorno e mezzo, devo scappare adesso.
Scusate.

venerdì 6 febbraio 2009

HOLLYWOOD IN PARTY UGUALI




Premetto un paio di cose.
Primo.
I lavori di Laura mi piacciono, hanno qualcosa, nella loro semplicità che m'inquieta.
Dolci.
Bambini.
Caramelle.
Tutto ciò m'innesca una girandola di emozioni che non saprei descrivere.
Insomma, Laura è veramente brava.
Secondo.
Con questo post forse perderò un'amica, ma come ben sapete, sono uno che non sa stare zitto, magari cerco di dire quello che penso in un certo modo, ma alla fine lo dico e basta.
Allora, Domenica scorsa mi presento in ritardo a questo vernissage in via flaminia, e precisamente qui....
Il locale non è ipermegafighetto, è solo un microscopico peletto di figa scampato ad una epilazione totale di più.
Io già sono sbadato e scoordinato di mio, in certi posti poi, mi sento come con una corda di Valentino al collo, e peggioro.
Solo a toccare il maniglione lucido dell'entrata mi viene l'ansia.
Arrivo al centro della sala, saluto Laura, baci e abbracci, poso la mia giacca su una sedia.
Laura è indaffarata a fare public-relation tra mille e più persone, così decido di farmi un giro per il locale.
Naturalmente non prima di aver caricato per bene un flûte di Champagne.
Mentre cerco di perdermi un po' nelle suggestioni dei quadri di Laura, noto che qualcosa mi disturba, è una cazzo di sensazione di costrizione.
A vedere tutta quella gente così impettita, ordinata, pulita, precisa, mi viene da pensare.
Penso a quella tipa bionda, con una specie di coroncina che mi sembra Grace Kelly.
Truccata fino all'ultimo pelo dei piedi, compostissima, dai movimenti leggerissimi, sorrisi accennati.
Secondo me queste tipe quando scopano, o scatenano tutta la loro repressione conficcata nei vestitini stretti, e appena gli sfiori il monte di Venere iniziano ad urlare come alpinisti per poi succhiarti il cazzo come una spirometria al contrario, oppure sono tipe che anche se le ficchi una bottiglia di Mumm riserva da 5 litri su per il culo non fanno che un lieve sospiro composto altrimenti le parte l'unghia finta.
Non ci sono vie di mezzo, sono come pentole a pressione su un incendio.
Mentre penso a tutto ciò sento il mio cellulare che squilla, anzi, suona i Metallica.
Mi avvicino alla giacca sulla sedia e metto le mani in tasca per tirarlo fuori.
Un tizio dall'altra parte del tavolo mi guarda fisso.
"Un fan dei Metalica?" Penso tra me e Marco.
"Forse il suo telefono è nella sua giacca.."
Mi fa il tizio, mentre mi accorgo di stare a rovistare nella sua.
Sfilo la mano con nonchalance e sorrido, lui no.
Tiro fuori il cellulare e lo spengo.
Ricarico il flûte e vado a prendere qualcosa da mangiare.
Ci sono delle bruschettine e delle salse.
Mi spalmo due dita di crema di olive e ripongo il coltello nel piattino ultramoderno, non so' se avete presente quei contenitori che non sono un piatto, ne una scodella, ne un bicchiere, ma qualcosa di darwiniaanamente evoluto dal porta spazzolini da bagno.
Mi giro e alle mie spalle sento un rumore secco, e gli occhi dei presenti si riversano su di me che addento la bruschettina.
Il coltello è diventato una piccola catapulta, che ha spalmato crema di olive su delle bottiglie riserva, prima di finire due metri più in la.

Silenzio.

Mi giro, lo raccolgo e mi avvio a ricaricare nuovamente il flûte.
La situazione si fa pesante, ogni oggetto potrebbe diventare un'arma impropria.
Vasi in bilico su strettissime colonnine, bottiglie sporgenti, tette senza reggiseno, discorsi sullo stato dell'arte, tutto.
Vado in bagno, pulitissimo, luccicante.
Il mio piscio frizza nell'acqua, luccica, mica come quando bevo la Golden Fire alla spina.
Gli archettitetti e la loro arte di nascondere le cose mi fanno tribolare per trovare il sapone, ficcato in una fessura sul muro, schiaccio il pulsante e lo schizzo tipo sborrata iper-eccitata mi arriva sugli stivali, neri.
Inizio a passarci fogli di carta su fogli di carta, e dopo qualche minuto mi accorgo di aver riempito il microscopico cestino dell'immondizia incastrato tra due vasi di fiori enormi.
Con uno stivale più brillante dell'altro, torno di la' e ricarico champagne e bruschettine, con discrezione, poi un'occhiata di una tipa arriva sul mio stivale sinistro.
E' diventato bianco e chiazzato come il dorso di una mucca.
Torno in bagno e cerco di smacchiarlo, con acqua e carta igenica, cercando di non otturare il cesso, poi, sudato, esco e cerco un'exit strategy.
Mentre penso ad un silezioso attacco di diarrea, il cameriere che mi serve lo champagne mi guarda e mi fa:
"E' sua la Mercedes bianca parcheggiata in doppia fila?"
Mi basta un semplice sguardo, ed una leggero movimento della testa..lui sorride, io ricambio.
Questo è l'ultimo bicchiere, penso.
Mi avvicino a Laura, la saluto, perché ho una cena importante, e mi dispiace molto.
"Di già? Ma resta ancora un po'!! Non ti ho nemmeno presentato nessuno, che maleducata.."
"Fa niente, Laura, fa niente..."
"Ma no dai....lui è il mio amico scrittore, quello bravo, di cui ti parlavo.."
Fa ad un tizio li vicino.
"Ma non dire queste stronzate in pubblico, ti prego..."
La parola stronzate pensavo fosse stata sdoganata da tempo nell'ambiente, invece, a guardare le espressioni di chi l'ha udita, mi devo ricredere, abbottonare la giacca e andare via, a prendere una birra.

lunedì 26 gennaio 2009

JACK CARRELLO E' USCITO DAL SUPERMERCATO


In realtà volevo scrivere tutt'altro.
Le solite menate che non commentate mai...quelle che riguardano i miei nervi scoperti, quelle che vi fanno annoiare come un discorso di Pierferdinado Casini al Meeting dei giovani Democristiani.
Ci sono decisioni in ballo, sentimenti, cose delicate, ma che cazzo ve ne frega?
E soprattuto, a parlarne di certe cose non si cambia di certo nulla.
Ormai ogni cosa è com'è, immutabile, bisogna solo accettarla e godere di quel che viene.
Perché è già tanto difficile cambiare le cose quando possiamo, figuriamoci quando proprio non si può.
Insomma, pensavo a tutte queste cose mentre ero in macchina, stamattina, e ad un certo punto la realtà mi si è distorta contro, come un pacchetto di patatine vuoto.
Le macchine davanti a me mettono le 4 frecce, io, per solidarietà, faccio lo stesso.
La fila è lunga.
Cazzo, un incidente, una deviazione, lavori in corso, penso.
Mi avvicino lentamente e intravedo dei lampeggianti accesi.
Premessa: tutto ciò avviene sulla "Via Dei Laghi" che, per chi non la conoscesse, è una strada di pseudo montagna, dove le case sono numerate con il kilometraggio, e non con i numeri civici.
Appena riesco ad avvicinarmi di più, vedo davanti alla macchina dei Carabinieri una Carrello della spesa.
Al su fianco un tizio che litiga animatamente con un Maresciallo.
Il carrello è pieno di detersivi, coperte, scatolette di tonno e altra roba che non riesco ad afferrare, è quasi al centro della strada.
Sono le 8.15 di mattina, tra l'altro.
Non so' se ridere, pensare, o darmi un cazzotto sui coglioni per svegliarmi.
Osservo e basta.
Mi faccio domande.
Penso al tizio che si è portato, in salita, per 4-5 km minimo, un carrello pieno di roba.
M'immagino la pattuglia che lo affianca con la paletta intimando l'alt.
Penso che il codice della strada parla di veicoli a motore, a pedali, velocipedi e quadricipiti, ma non di carrelli della spesa.
Penso a quanto sia difficile andare a fare la spesa senza un bagagliaio dove mettere le robe.
Penso che la realtà delle volte superi ogni più fervida immaginazione.
Ma tutto questo non mi serve d'ispirazione, per pensare a qualcosa di lontanamente immaginabile.
La realtà è solo quello che percepiamo, cioè, solo quando riusciamo a toccarla, sniffarla, lacerala e stuprarla.
Porca Madonna.
Il resto è solo illusione, che fa proprio rima con delusione.

mercoledì 21 gennaio 2009

Il primo Opossum presidente della Repubblica.


Solo quando si realizzerà ciò, potremmo dire di vivere in un paese libero, democratico e tollerante.
Adesso abbiamo il primo presidente Nero, ora puntiamo dritti dritti al primo presidente Gay, con la prospettiva di un presidente Handicappato per il 2030.
Già mi sembra di vedere quell’uomo in carrozzella che sale faticosamente la salita della casa bianca, con tutta la gente in carrozzella intorno ad applaudirlo e scivolare un po’ all'indietro.
Da quel giorno anche chi ha gambe sane e forti userà una carrozzella, per dire: Siamo tutti Handicappati.
Queste sono le svolte sociali che vogliamo.
Gli analisti più coraggiosi però, si azzardano con una previsione: entro il 2050 avremo il primo Opossum alla casa bianca.
Solo così saranno veramente e finalmente rappresentati anche i diritti degli animali.
Non ci saranno più distinzioni tra Bossi e uno Yak, tra una suora e un verme, tra me e me, tra un cane e Giusy Ferreri, no.
Saremo tutti uguali, tutti con gli stessi diritti.
Nel frattempo, si preparano campagne elettorali a lungo termine, sempre più entusiasmanti e piene di eventi.
Concerti, aperitivi, happening, rave, sagre.
Ma è presto per fare previsioni, atteniamoci al presente.
Il lancio del marchio Obama nel frattempo procede alla grande.
Dopo l’eau de toilette "Obama Puor Homme" è in arrivo il più democratico "Obama Pour Tout Rien Escludè".
La nuova linea di cravatte nere "Oblak", sarà una linea di prodotti a prezzi popolari, che sarà distribuita anche nei paese poveri e disagiati.
La "Ford Obama", nera con striature grigie, sarà la nuova Ford T.
Un’auto pensata per i lunghi viaggi, ma senza rinunciare alla praticità d’uso nelle grandi metropoli.
Avrà l’impianto a biocombustibile di serie e il clacson che suona dicendo: "Yes!-We!-Can!"
Per quanto riguarda l’uccisione di Obama invece, fervono i preparativi nei servizi segreti.
I candidati da esaminare sono tanti e tutti con ottime qualifiche; squilibrati, fanatici religiosi, razzisti, pedofili oltre a un commesso delle poste Indiano.
Nel giro di un paio d’anni comunque, si arriverà alla scelta definitiva.
Di sicuro tutto ciò porterà a dei picchi di odiens vertiginosi, così da far crescere l’attesa per il primo Opossum presidente della repubblica in modo esponenziale.
Farà presa su tutti, sicuro, anche su quelli che di tanto in tanto si chiedono cose di questo tipo:
Obama
Grande Fratello
Etc...

sabato 17 gennaio 2009

UN POP PORNO, UN POP POCO...


Resoconto con impressioni e consigli.

Inizio subito dai consigli.
Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché al "Circolo Degli Artisti" la voce dei cantanti sembra quella di Fantozzi quando tenta di fare una telefona di ricatto, pchè? Pquale motivo??
Il consiglio che gli do' è semplice: Un Megafono.
L'arrotino che passa sotto casa si sente molto meglio, e ne usa due piccoli. Pensateci.
Arrivo al suddetto posto, sono in uno stato psicofisico tale che uno Zombie di Romero sembra un ballerino di Lap Dance, ma alla secondo birra sembro già un Barbapà, va meglio.
I ragazzi de "il Genio" sono bravi, nulla da dire, ma alla terza canzone capisco già che tra qualche anno saranno gli ospiti di punta di Meteore con Enrico Papi.
Il branco intorno a me sembra pensare la stessa cosa, ma la metà è venuta solamente per ascoltare un Pop Porno, visto il boato da stadio che si scatena ai primi accordi.
Sono al bancone a prendere una birra, davanti a me una ragazza che inizia a sculettare sulle note della suddetta canzone, sul mio cazzo.
Mi tiro leggermente indietro, ma lei si rifà sotto sculettando sempre più.
Me lo sento andare a destra e sinistra della mia cappella, ma non mi viene duro.
Mi tiro ancora indietro, e lei si riavvicina di nuovo, ma niente.
In questo momento ho capito molte cose.
E spero anche che tu, che stai leggendo adesso, si, tu che sei lontata, o forse più vicina adesso abbia capito...e non ridere, dico sul serio.
Prima di arrivare in fondo alla sala ed essere schiacciato dal suo ondeggiare afferro la birra e torno in mezzo.
Finisce la canzone.
"Arifaccellaaaa!!"
"N'artra vortaaaaa!!"
E non aggiungo altro.
Il mio stato di semi-zombismo in quel momento mi fa odiare tutto ciò ed esco fuori.
Vado in bagno, esco e ti trovo Alan Friedman a chiacchierare con una.
Per l'occasione si è tolto anche i baffi, per non farsi riconoscere, vedi mai che qualcuno ubriaco gli vada a chiedere dove investire gli ultimi 3 euro della serata.
"...Perché sono dei pipponi.." Fa la tipa.
"Puipponi?" Fa lui.
"Si, a Roma pippone è...come dire...hai presente le pippe?"
"Ah, le puippe, si.."
"Ecco, grandi pippe.."
"Ah, capito capito..right" Fa lui. Anche se secondo me non l'ha proprio capito.
Mi rimetto vicino ai barili di birra a bere e fumare.
Finisce il concerto, c'è gente intorno a me, ma non l'ascolto.
I miei pensieri si muovono ad una velocità tale nella mia testa che mi tolgono le energie per tutto il resto.
Torno in bagno.
Non che avessi tanto da pisciare, ma così, giusto per fare qualcosa.
"Ahoo!!! Stavo a cercà er cesso e so capitata dentro a na' stanzetta do' se stava a cambià una!"
Fa una voce leggiadra proveniente dall'altro bagno.
"Ma che era quella de un Poporno??" Risponde l'amica da bagno.
"Me sa' de si, io so' uscita e ce stava uno che me fa: so' er bassista de er genio, te faccio l'autografo"
"E tu che j'hai detto?"
"Io j'ho detto che nun me ne frega n'cazzo de er genio e che stavo a cercà er cesso!!"
Non riesco a trattenermi e rido pure io, esco dal bagno con la mano in faccia -si, un po' sporca- e mi allontano.
Vedo Alan Friedman con altra gente che forse cercano ancora di fargli capire la parola "Pipponi".
Ci sediamo al tavolo e ci beviamo una bottiglia di vino spuntata dalla borsa di non so' chi.
Ormai il mio distacco dalla realtà è totale, riesco anche a vedere i fili della corrente che tengono in vita le persone intorno a me.
Andiamo via.
Passo affianco ad un tipo e sento fare "Uhahhfkjfafljl"
Non gli do' troppo peso e tiro dritto.
"Ma l'hai visto quello che collassata che stava facendo??" Mi fa Ale.
"No, ma lo invidio. Vorrei collassare anch'io, ma dal cervello."
Sarà difficile, ma è meglio dormire un pop...

martedì 13 gennaio 2009

Verso Sud


A me questo posto da il voltastomaco.
Latina
Non voglio dire che sia una delle più brutte città che io abbia mai visto, perché già dire "città" ad una cosa così sarebbe come dire che Tiziano Ferro è un genio.
Questo luogo dalle cui paludi è emerso il fetore della merda di fogna sotto forma di palazzi è molto meglio.
Mio nonno mi diceva sempre che ci si era preso la malaria a lavorare per la bonifica (ma poi, di malaria non si muore? Era forse una stronzata?? Una frase ad effetto da dire ai nipotini? Boh..non lo saprò mai) e il fatto che qualcuno che mi sia stato parente abbia contribuito alla realizzazione di tale scempio mi fa vergognare.
Latina è fatta a graticola, tipo le città americane, tutte strade che s'incrociano verticalmente e orizzontalmente e molto spesso la gente salendo sui taxi se ne esce con un:
"Portami all'incrocio tra la 57ettesima e la 89esima Frank"
Dimenticando di aggiungere:
"Verso Borgo Podgora"
Perché qui tutti i nomi delle strade ricordano solo 2 cose; il Veneto e il Fascismo.
La odio anche per questo.
Non ho nulla contro il Veneto (e molto contro il fascismo) ma guidare ai bordi di stradine senza guardrail, costeggiate da canali putridi mi da una sensazione di oppressione.
La gente qui parla un misto di Napoletano-Romano-Veneto, il 50% va in giro in bicicletta e il restante 50% in Suv.
Vestono tutti fighetti e sembra tutto un grande Outlet.
I palazzi degli anni 30 -che pur avevano una loro decenza- ormai sono circondati da palazzoni grigi degli anni '70-'80-'90, con stili che spaziano tra il "Cazzo di cane" e il "Basta che ce sbrighiamo".
Odio i Bar con i soffitti alti e la gente che fa gli aperitivi come a Milano.
Odio leggere i manifesti funebri che ricordano la morte del Duce.
Odio i centri commerciali ad ogni angolo.
Mi urta Foce Verde, Latina Lido, La bufalara.
Il mare che sa di scorie nucleari.
Odio il palazzo "M", che quando non sai una strada tutti ti dicono: "Hai presente il palazzo M?"
I portici vuoti.
Odio le discoteche-caponnone.
Quindi pensavo una cosa.
Perché invece di fare il ponte sullo stretto, non facciamo il ponte su Latina?
Un viadotto di qualche Kilometro che la sorvoli, con delle barriere altissime per non far vedere nulla.
Nessun cartello, nessuna uscita.
Solo un'avvertenza: ACCELERATE.

sabato 10 gennaio 2009

CLASSICA STRAGE DEL SABATO SERA SU UNA STRADINA DI PROVINCIA


Non erano riusciti a rimorchiare nemmeno la parcheggiatrice rom, quel sabato sera, e per questo decisero di andarsi a fare due cornetti con la nutella. Mirko tirò fuori le sue pasticche, quelle più leggere, da fine serata, e ne buttò giù una con il rimanente Moijito.
–Che Moijito di merda che fanno in questo posto.- Disse stizzito stringendo il bicchiere di plastica trasparente.
Damiano annui distrattamente, era troppo concentrato a verificare se le modifiche all’assetto della sua Mercedes decappottabile erano state efficaci. All’improvviso le palle di Mirko iniziarono a frullare come due maracas di spermatozoi.
–Fermati! Fermati!-
-Che c’è? Devi collassare? hai visto un’altra volta il fantasma di Moana Pozzi con il lenzuolo di pizzo?- Disse Damiano mentre provava le nuove pinze da 20 millimetri in carbonio. –La strada della vecchia ferrovia. Te la ricordi? Che flash che mi è venuto, saranno queste pasticche. La casa d’appuntamenti in questa cazzo di strada! Quanto tempo avremmo perso a cercala, senza mai trovala?-
-Me lo ricordo si. Abbiamo consumato la nostra adolescenza dietro a 'sta cazzo di leggenda metropolitana.-
-Ci pensavo proprio l’altro giorno, mi era preso a riflettere sulla mia adolescenza…-Disse Mirko sbattendo la mano sul ginocchio di Damiano
-Da quando ti ha lasciato Tiziana non sai proprio a cosa cazzo pensare eh? E poi, non ti è bastato il cane che ti si era attaccato al cavalletto del motorino nel ‘93?-
-Woooo......Gli ho staccato la dentiera a calci a quel bastardo....-
Mirko tirò fuori una sigaretta e l'accese nervosamente, buttando l'accendino ai suoi piedi.
-Stasera ho proprio voglia di figa. Pensaci un attimo, un conto è cercare una casa d’appuntamenti quando devi rientrare alle otto di sera, un conto è cercarla alle due di notte con tanti soldi in tasca- Disse spiaccicandosi il bicchiere di plastica sul collo.
Damiano rimase un attimo in silenzio, poi fece un inversione ad U e imboccò la stradina della vecchia ferrovia.
-Non hai tutti i torti, non ci avevamo più pensato a questa storia. Anche perché di scopare manco mi passava per l'anticamera del cervello, al massimo speravo in qualche sega che mi sarei potuto fare sbirciando da qualche finestra....-
-E poi..-
Aggiunse Mirko dopo aver evitato un cratere
-Tornare a casa con meno di 100 euro non mi è mai piaciuto, è come tornare da una battaglia senza un graffio-
Mirko rideva soddisfatto come se avesse rimorchiato la cubista colombiana, e con quel sorrisino già stava scrutando tutte la zona.
Era una stradina buia e dritta, qua e la c'erano ancora pezzi di rotaie arrugginiti, alcuni sembravano disposti a forma di freccia, come ad indicare un percorso.
C’erano poche case, e molto ben nascoste, ma quando videro una fila di grossi macchinoni neri, parcheggiati per un viale poco illuminato pensarono la stessa cosa. Si guardarono senza dire niente, ma soltanto ridacchiando senza emettere rumori. Fermarono l’auto un po’ prima del viale e poi si avvicinarono alla casa, dove c’erano le luci del piano terra accese, ed il cancello aperto.
-Te lo avevo detto! Te lo avevo detto! Non era una stronzata come diceva tuo padre.-
Cercarono di affacciarsi alla finestra, quando Mirko si senti bussare sulla spalla.
-Volete entrare per favore?- Dissero due ragazze, una bionda con i capelli corti, e l’altra mora, con la pelle caffellatte poco caffè, tutte e due vestite solamente con una tunica nera molto leggera, nonostante i due o tre gradi.
Mirko e Damiano non aspettavano altro.
–Visto? Stasera figa a volontà!- Disse Damiano.
Appena entrati furono introdotti dalle due ragazze in un salone.
–Ci portano con gli altri, magari fanno scambi di coppie.-
-E se ci scambiano per froci?- -Tranquillo, qui sei tra gente di classe, hai visto che macchinoni? Qui c’è gente seria, cosa credi?- Disse Damiano, mentre dava qualche pacca sulla spalla da uomo che ne ha viste di cotte e di crude a Mirko.
Nel salone c’era una tavola con un banchetto quasi giunto al termine. Bottiglie di vino vuote, tovaglioli sporchi, e quell’aria da campo di battaglia appena sgombrato tipico delle grandi abbuffate.
–Buonasera a tutti! Dobbiamo spegnere i cellulari? Danno fastidio?- Esordì Mirko. I commensali rimasero gelidi. Solo un uomo gli fece segno di sedersi ai due posti al lato del capotavola, mentre una specie di sinfonia classica, lenta e ripetitiva, usciva dagli altoparlanti della sala.
–Mi sta passando la voglia di figa a vedere questi.- disse all’orecchio a Damiano.
-Cazzo!
-Che c’è non hai preservativi? Guarda che qui..- Disse Damiano sicuro.
-No, macchè! C’è anche il mio psicologo! Che figura! Sai venerdì alla seduta che palle..-
-Psicologo? Vai da uno psicologo? Non me lo avevi mai detto, psicopatico di merda, ci vai per Tiziana scommetto-
-Si, è per quello, e allora? Che figura di merda...-
-Fai finta di niente e pensa alla figura di merda che sta facendo il maniaco sessuale da 100 euro a seduta, potresti anche ricattarlo secondo me-
La loro conversazione all’orecchio venne interrotta dal gesto più insistente dell’uomo a capotavola. Si sedettero mentre gli altri li guardavano incuriositi, ma seri, continuando chi a mangiare un po’ di frutta, chi l’ultimo boccone di carne. Nessuno diceva niente, e nessuno aveva portato nulla da mangiare ai due, nonostante fossero passati già alcuni minuti.
Davanti a loro c’erano solo due grandi scodelle, e al centro del tavolo due vassoi lunghi un paio di metri l’uno, simili a quelle dei banchetti dell’antica Roma.
Mirko era immobile e con lo sguardo cercava di comunicare con Damiano.
–E’ tipo una sala d’attesa, non ti preoccupare. Non parla nessuno per Privacy, questi sono tutti pezzi grossi.- Disse Damiano abbassandosi leggermente verso Mirko, poi sollevò la testa urlando a tutti: -Scusate la nostra, ehm, come si dice? Sfrontazione..-
-Sfrontatezza- Suggerì Mirko.
–Si giusto. Volevamo sapere chi era l’ultimo. Per regolarci, sapete, abbiamo bevuto e preso tanta di quella roba che la stanchezza potrebbe giocarci brutti scherzi se tiriamo per le lunghe.- Continuarono tutti a guardarlo, ma come se non avesse detto nulla, continuarono tutti a fare le loro cose, mentre la musica saliva gradualmente e lentamente, minuto dopo minuto, di volume
–Che cazzo di ignoranti.- Commentò a bassa voce Damiano.
-Non sono ignoranti. E’ solo che, diciamo, non possono rispondervi ora. Solo io posso, Dottor Contini, piacere.- Gli disse l’uomo a capotavola, sorridendo solo ed esclusivamente alla parola “piacere”.
–Ah, ho capito! Siete voi il magnaccia, quello che gestisce l’attività. Capisco, capisco.- Disse Damiano mentre si preparava una striscia di coca sull’estremità del grande vassoio che arrivava fino a lui.
–Dottore in cosa? Anche mio padre è dottore, sa? Ma io credo che farò carriera nell’esercito, non bisogna studiare, e si muore meno che nei cantieri edili.- Disse con un sorriso alla “ me la sono studiata”, Mirko.
–Qui siamo tutti dottori in psicologia, o psichiatria...e altre discipline... Questo è quanto vi basta sapere.- Disse fermamente.
-Quanto cazzo siete riservati! Mica lo andiamo a raccontare in giro che vi piace la figa. Ed anche se lo facessimo dovreste sentirvi orgogliosi di far sapere in giro che ancora zuppate il cazzo alla vostra età. Belli psicologi del cazzo che siete, non sapete nemmeno accertarvi.- Il dottor Contini, tirò su il tovagliolo. I suoi occhi si fecero accesi come la sigaretta che stava ispirando avidamente. Lentamente il dottore si avvicinò a Damiano. La musica si alzò di volume in un ritmo sempre più basso e ripetitivo. Mirko cercava di liberarsi da quello sguardo, ma senza riuscirvi.
–Guardi che scherzavo cazzo, cosa vuole? Noi non volevamo mica rapinarvi.-
-Lo so- Disse il dottore.
-Bene, allora, lasciateci andare, ci abbiamo ripensato. Abbiamo sonno, la discoteca, i drink...-
-..la cocaina, qualche pasticca, lo so, lo so. Siete così superficiali da non rendervi conto di alcune evidenze.-
Il dottore gli si era avvicinato così tanto che il suo aspetto appariva sempre più cattivo e simile a quello di un uomo primitivo, con quelle ciglia così folte, e il respiro pesante come durante una spirometria.
-Siete così superficiali. Non sapete vedere oltre le situazioni, e non avete nemmeno il controllo dei vostri pensieri, credete al bene, a quel bene profuso a quintali dalla vostra cultura edonistica. Credete che il male si annidi nei derelitti, nelle menti malate, nei satanisti della domenica. Poveri illusi.
Fece un largo sorriso, mantenendo però quella distanza ravvicinata e voltando lo sguardo anche verso Mirko.
-Che cazzo c’entrano i Satanisti? Non sarà mica per quella storia del nostro amico Gianluca? Quello che ha dato fuoco al convento francescano? Io lo conoscevo di vista e….- Damiano cercò di finire, ma fu interrotto dal Dottor Contini con una violenta manata sul tavolino.
-Vedete troppa Tv ragazzi miei, e non vedete intorno a voi. Credete davvero a quelle panzane dei riti satanici fatti da quattro adolescenti viziati?
-Lei vuole spaventarci? Vi state divertendo eh?- Cercò di dire Damiano con un sorriso isterico e il corpo immobile, mentre delle lacrime dense come collirio iniziavano a scendergli sulle guance. La musica iniziò con un suono più ritmato, quasi un blues suonato con violini e arpe, ma ripetitivo, ossessivo. L’uomo che sedeva all’altro capotavola e che fino a quel momento non aveva aperto bocca, se non per finire la sua carne in crosta di patate, si pulì con il grande tovagliolo bianco, guardò i due e poi alzò la mano.
-Tocca a noi?- Damiano, mentre cercava di ragionare, si rese conto di non riuscire più a muovere un solo muscolo, ma il suo corpo si muoveva in maniera autonoma. La sua mano destra afferrò il coltello dal tavolo e tagliò la sua gola in maniera così violenta e potente da far grattare la lama sulla colonna vertebrale. Il sangue iniziò a riempire l’enorme scodella che aveva davanti, poi Mirko, con gli occhi spalancati dalla paura vide il suo braccio, indipendente agli stimoli come quello di Damiano, frantumare un bicchiere e il lunghissimo calice arrivargli in gola, ormai appuntito dalle schegge brillanti.
Dopo pochi secondi iniziò a vomitare sangue e la musica accelerò ancora di più il suo ritmo e la sua ripetitività, ormai di poche note. Piccoli gorgoglii e inutili spasmi stavano finendo di uccidere Mirko e Damiano, e le due ragazze dalla tunica nera avevano iniziato a pulire i grandi vassoi, mentre il Dottor Contini spiegava minuziosamente ai suoi ospiti le posizioni da assumere intorno al tavolo per una perfetta riuscita del rito.

giovedì 8 gennaio 2009

Come lo intitoli?


-Ma non avevi detto che il titolo andava messo alla fine?
-Può influenzarti, si
-Ma io già lo sono, influenzata, intendo
-Bene, allora lo intitolo "Rete Metallica per Sardine"
-Ok.
-Ok.